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News25 Novembre 2025 11:14

Colonizzazione commerciale, Alemanni: legge nazionale consente libera concorrenza. A Roma poteri speciali. VIDEO

Colonizzazione commerciale, Alemanni: legge nazionale consente libera concorrenza ovunque. Ma poteri speciali per Roma. VIDEO

LE LEGGI NAZIONALI CONSENTONO LA LIBERA CONCORRENZA OVUNQUE. COLONIZZAZIONE COMMERCIALE

Per capire perché i centri storici italiani si stanno riempiendo di minimarket e attività “mordi e fuggi”, bisogna partire da un punto che Andrea Alemanni, consigliere comunale di Roma Capitale e presidente della Commissione Commercio, mette subito sul tavolo: “Dobbiamo partire dal presupposto che le leggi nazionali consentono la libera concorrenza nel commercio ovunque.”

Significa che, anche quando un quartiere storico è travolto dal turismo, il Comune non può vietare l’apertura di una specifica tipologia commerciale. Non può dire “qui basta minimarket”, né bloccare una proliferazione che — come mostrato nei precedenti capitoli dell’inchiesta — sta espellendo botteghe italiane e negozi di vicinato.

L’unico spiraglio è rappresentato dalle aree Unesco: “Il perimetro dell’area Unesco è l’unico all’interno del quale si possono applicare restrizioni che attendono non agli aspetti commerciali, ma alle questioni storico-culturali, della sicurezza e del decoro.” In altre parole: dove lo Stato riconosce un valore patrimoniale superiore, i Comuni possono intervenire. Fuori da lì è giuridicamente impossibile.

ROMA: ABBIAMO CONTINGENTATO LE LICENZE DI SOMMINISTRAZIONE

Roma, sottolinea Alemanni, è una delle poche città ad aver già adottato misure concrete per contenere l’impatto del turismo sul tessuto commerciale: “Roma ha già contingentato da anni il numero di licenze di somministrazione all’interno del centro della città.” Il blocco vale per bar, ristoranti, pizzerie e locali simili. Un freno significativo, ma non sufficiente, perché — ricorda — “questo ovviamente non può agire retroattivamente.”

“Chi aveva già un locale quattordici anni fa, quando il limite fu introdotto, ha mantenuto la licenza. Per questo oggi se ne contano ancora circa 1.500, stabili ma non riducibili”. Spiega il consigliere, che poi sottolinea un secondo elemento critico: “sempre per motivi di norme sovraordinate non impedisce il trasferimento all’interno della stessa zona Unesco.” Quindi non si possono aprire nuovi ristoranti, ma si può spostarne uno già esistente, scegliendo la zona più redditizia.

COLONIZZAZIONE COMMERCIALE

COLONIZZAZIONE COMMERCIALE

ALEMANNI: ABBIAMO MESSO FORTI RESTRIZIONI AL VIVINATO ALIMENTARE, MA NON BASTA

Roma ha tentato di intervenire anche sull’esplosione dei minimarket turistici. Alemanni lo spiega così: “Roma ha imposto limiti legati al vicinato alimentare. Le nuove aperture sono state rese sostanzialmente impossibili.” Ma anche qui la normativa nazionale prevale: “Per motivi di norme sovraordinate non possiamo impedire il trasferimento all’interno dell’area Unesco.”

È il meccanismo che ha generato l’effetto più visibile nelle strade del Centro Storico: locali che chiudono, licenze che si spostano, minimarket che rinascono a pochi metri di distanza, interi isolati che cambiano volto in pochi mesi.

“LE ATTIVITÀ SI CONCENTRANO DOVE CI SONO PIÙ TURISTI”

Il consigliere indica con precisione le aree a maggior rischio. “Sto pensando al rione Monti, al rione Trevi, alla zona del Pantheon.” Perché proprio lì? “Sono zone che consentono di realizzare profitti particolarmente vantaggiosi per la presenza massiccia dei turisti.”

È il principio economico che regola ormai tutto il mercato commerciale del Centro Storico: la domanda turistica è così alta da spingere attività rapide, a basso investimento e ad alto margine a espandersi in modo capillare. Il risultato è la trasformazione di interi quartieri in corridoi commerciali replicati, identici a quelli di Venezia, Firenze o Napoli.

COLONIZZAZIONE COMMERCIALE? “L’AREA UNESCO DI ROMA È INFINITAMENTE PIÙ GRANDE DELLE ALTRE”

Per quanto riguarda il problema della cosiddetta colonizzazione commerciale, uno dei passaggi più significativi – spiega Alemanni – riguarda la dimensione, enorme, del perimetro Unesco romano: “La zona Unesco di Roma è infinitamente più grande rispetto ad altre città d’arte.” Ciò rende gli interventi più complessi da applicare e controllare e Alemanni lo ammette apertamente: “In presenza delle norme nazionali sulla libera concorrenza è quasi impossibile per i Comuni limitare davvero le nuove aperture.” È un problema strutturale: Roma ha bisogno di strumenti che oggi non possiede.

“LA RIFORMA DI ROMA CAPITALE È FONDAMENTALE”

La soluzione al problema non è locale ma istituzionale. “La riforma di Roma Capitale sarebbe fondamentale, perché contiene la delega e la possibilità di legiferare sul commercio.” Per Alemanni, Roma dovrebbe avere poteri speciali adeguati alla sua unicità: “Se Roma avesse la possibilità di farsi delle norme speciali ad hoc per la tipologia oggettivamente speciale che ha solo Roma, saremmo davvero in grado di contrastare questi fenomeni in maniera molto più efficace”.

www.comune.roma.it

www.pminews.eu

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