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Inchieste31 Ottobre 2025 11:54

Colonizzazione commerciale, Confesercenti: da minimarket concorrenza sleale. Commercio di vicinato muore. E’ danno sociale. INFOGRAFICA

Roma - Colonizzazione commerciale, Confesercenti: da minimarket concorrenza sleale. Commercio di vicinato muore. E’ danno sociale. INFOGRAFICA

WALTER GIAMMARIA CONFESERCENTI

VALTER GIAMMARIA CONFESERCENTI

L’INVASIONE DEI MINIMARKET: IL COMMERCIO DI VICINATO È IN GINOCCHIO

Il presidente di Confesercenti Roma, Valter Giammaria, lancia con PMINEWS un grido d’allarme: “L’apertura dei minimarket è un fenomeno che si verifica ormai da diversi anni. Questi punti vendita stanno sostituendo il commercio di vicinato, quello tradizionale, che rappresentava il fiore all’occhiello della nostra città”.
Le vie centrali di Roma, un tempo animate da botteghe storiche, venditori di prodotti Made in Italy e negozi di prossimità, oggi mostrano serrande abbassate, insegne spente e locali che non resistono più alla pressione del mercato. “I negozi storici oggi sono sempre meno: il commercio di vicinato è in crisi e si contano moltissime chiusure, anche nel centro città”. Via Nazionale ne è un esempio lampante: nella sua seconda parte decine di attività tradizionali chiuse, sostituite da minimarket o negozi di souvenir. Segno evidente del cambiamento in corso.

AFFITTI ALTI, FISCO OPPRIMENTE E COMMERCIANTI ALL’ANGOLO

Secondo Giammaria, alla base della crisi del commercio di vicinato ci sono problemi strutturali: “Gli affitti troppo alti, la pressione fiscale e i contributi insostenibili”. Un negozio medio oggi fatica a sopravvivere, specie in presenza della concorrenza delle grandi piattaforme online come Amazon, che secondo lui “pagano poche tasse”.

Con una pressione fiscale che arriva al 55-60 % tra imposte nazionali e locali, “è impossibile competere”. Il risultato? Le piccole e medie imprese — che storicamente sono state l’asse portante del Paese — rischiano di sparire.

INFOGRAFICA COLONIZZAZIONE COMMERCIALE CONFESERCENTI

INFOGRAFICA COLONIZZAZIONE COMMERCIALE CONFESERCENTI

LAVORO IRREGOLARE E CONCORRENZA SLEALE, CONFESERCENTI: MINIMARKET ETC, UN MIX PERICOLOSO

Al danno economico si aggiunge un danno sociale. Giammaria denuncia “il problema del lavoro sottopagato e dei cosiddetti “contratti pirata”: salari regolari, ma con paghe di appena 5 euro l’ora”. Le associazioni di categoria firmano contratti equi insieme ai sindacati, “ma molti imprenditori non li rispettano, creando concorrenza sleale”.
A questo si somma l’evasione fiscale e il vantaggio competitivo delle piattaforme online che, “pagando aliquote irrisorie”, rendono il mercato ancora più squilibrato. “Se Amazon paga il 15 % di tasse, perché un commerciante deve pagarne il 55 %?” si chiede Giammaria.

LA DESERTIFICAZIONE COMMERCIALE STA UCCIDENDO LA CITTÀ: DANNO SOCIALE

“La desertificazione commerciale delle città è ormai sotto gli occhi di tutti. Quando chiudono i negozi, si perde lavoro, sicurezza, vitalità economica”. Già tra il 2013 e il 2023 sono state chiuse 130.000 imprese in Italia, e altrettante rischiano di sparire entro il 2030, secondo i dati citati da Giammaria.
Nei piccoli centri sotto i 5.000 abitanti ci sono paesi che non hanno più nemmeno un negozio di alimentari o una macelleria: gli abitanti devono spostarsi di chilometri per acquistare beni di prima necessità. Solo a Roma, “si contano circa 10.000 negozi chiusi”.
“E quando muore il commercio, muore anche la città: viene meno la sicurezza, la pulizia e il controllo del territorio, cresce il degrado”.

BOX DATI – IL DECLINO DEL COMMERCIO DI VICINATO E L’AVANZATA DEI MINIMARKET

  • In Italia, tra il 2014 e il 2024 sono scomparsi circa 140.000 negozi al dettaglio.
  • Nel 2023 il commercio al dettaglio ha perso quasi 7.700 attività rispetto all’anno precedente.
  • A Roma, tra il 2020 e il 2025 lo stock commerciale è calato del 23% (-14.529 negozi).
  • Nel 2024 si sono registrate circa 336.291 imprese cessate in Italia; il commercio al dettaglio rappresenta il 15,8% del totale.
  • Le nuove aperture nel 2023 sono state solo ~20.000: minimo storico dell’ultimo decennio.
  • I minimarket gestiti da cittadini bengalesi a Roma sono passati da 871 (2019) a 1.092 (2021).
  • Oggi circa il 26,9% delle ~172.000 imprese romane è guidato da cittadini stranieri.
  • Nei centri storici italiani, tra il 2012 e il 2023 si è registrata una perdita del 12,5% di esercizi alimentari.

Fonti: Confesercenti, Unioncamere, Infocamere, Camera di Commercio di Roma, iCRIBIS, Confcommercio, Il Giornale, Associazione Terra.

NUOVE REGOLE E CONTROLLI EFFICACI: LA CHIAMATA ALL’AZIONE

Dal punto di vista normativo, serve un cambio di passo. Le amministrazioni locali possono e devono adottare piani di urbanistica commerciale, regolamenti e verifiche sui capitali investiti nelle nuove attività. “Non basta liberalizzare: bisogna capire chi apre e con quali risorse”.
Non è accettabile che chi rispetta le regole venga continuamente controllato, mentre chi evade o sfrutta lavoratori resti impunito. Le leggi possono essere modificate: “serve solo la volontà politica. Chi governa deve conoscere la realtà dei territori, altrimenti si rischia lo spopolamento economico anche nelle grandi città”.

BOX DATI – EVOLUZIONE COMMERCIALE E IMPRENDITORIA STRANIERA A ROMA

  • Nel rapporto sulla demografia d’impresa delle città italiane, la perdita di esercizi alimentari nei centri storici è passata dal 7% (2022) al 12,5% nel 2023.
  • Nella Provincia di Roma, la Camera di Commercio segnala una crescita costante dell’imprenditoria straniera, con tavole statistiche aggiornate al 2023 e 2024.
  • Secondo il report sul cibo e la povertà alimentare a Roma, nel 2023 circa il 15% dei residenti ha dichiarato di essere stato preoccupato di non avere abbastanza cibo da mangiare per mancanza di risorse economiche.

Fonti: Confcommercio,
Camera di Commercio di Roma,
Cursa – Osservatorio 2023.

DIFENDERE IL MADE IN ITALY E LA TRADIZIONE VUOL DIRE SALVARE LE CITTÀ

“Il Made in Italy è un patrimonio da difendere, così come la nostra tradizione culinaria e artigianale”. Occorre tutelare la qualità, la genuinità e la sicurezza dei prodotti, valorizzando ciò che rende l’Italia unica nel mondo.
“Se non proteggiamo il commercio di vicinato, le nostre città diventeranno luoghi abbandonati, insicuri e degradati”. In alcune strade di Roma, sottolinea Giammaria, “si trovano decine di minimarket e negozi di souvenir uno accanto all’altro: è insostenibile”.
Le istituzioni devono assumersi la responsabilità di agire. “Non si può continuare a scaricare le colpe. Servono controlli veri, lotta alla concorrenza sleale e un alleggerimento della pressione fiscale. Solo così potremo salvare le nostre imprese e ridare vita alle città”.

www.pminews.eu

www.confesercentiroma.it

Colonizzazione commerciale, l’invasione di minimarket stranieri sostituisce negozi italiani. E li mette KO