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News22 Luglio 2026 12:11

Commercio, Sangalli (Confcommercio): negli ultimi anni persi 100mila esercizi, è desertificazione

Commercio, Sangalli (Confcommercio): negli ultimi anni persi 100mila esercizi, è desertificazione

“Siamo da sempre un’organizzazione in movimento. Ci chiamiamo Confcommercio, e negli anni abbiamo aggiunto il turismo, i servizi, i trasporti, le professioni, la cultura. E sul tema del commercio, il pluralismo distributivo è la cifra distintiva della nostra politica associativa, che fa convivere la piccola, la media e la grande distribuzione.”

Così Carlo Sangalli, presidente nazionale Confcommercio, a margine della presentazione del 1° Rapporto sul Commercio in Italia presentato questa mattina presso la sede Confcommercio a Roma.

“Il sistema contrattuale di Confcommercio interessa circa 5 milioni di lavoratori. Questi numeri dicono una cosa molto semplice: quando parliamo di qualità del lavoro nel terziario, parliamo di milioni di persone con un sistema di welfare consolidato e innovativo. E proprio sulla qualità del lavoro ci siamo impegnati a fondo contro il dumping contrattuale, insieme alle altre parti sociali réellement rappresentative. Il dumping contrattuale riduce la qualità dell’occupazione e, di conseguenza, frena la crescita.”

“Negli stessi anni, abbiamo perso quasi centomila punti vendita: è il grande problema della desertificazione commerciale. E questo – guardate bene – non è soltanto un dato economico, pur importante. È un aspetto che incide sulla qualità della vita delle persone. Perché – come sosteniamo da sempre – dove c’è il terziario di mercato, c’è vivibilità diffusa, sicurezza, relazioni sociali.”

“Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nostra recente Assemblea […] ci ha detto: ‘Il commercio, radice tra le più antiche della civiltà europea, costituisce un pilastro del modello sociale del continente, oltre che un motore decisivo, imprescindibile, dell’economia. È stato un elemento generativo della società moderna’.”

“Imprese che contribuiscono a quello che chiamiamo ‘Sense of Italy’, che unisce beni e servizi, manifattura e turismo, commercio e cultura. Il Sense of Italy è un racconto del Paese, antico e al tempo stesso molto moderno. Il ‘Made In Italy’ si può copiare. Il Sense of Italy, no. Sul prodotto si possono mettere i dazi, sull’italianità no. Il Sense of Italy è, in fondo, quello che ci rende unici, in un contesto in profondo mutamento.”

“Illegalità, abusivismo e contraffazione continuano a sottrarre enormi risorse all’economia legale. Nel 2025, questi fenomeni criminali hanno arrecato al commercio e ai pubblici esercizi un danno di oltre 41 miliardi di euro, mettendo a rischio più di 284 mila posti di lavoro regolari. Contrastarli significa difendere chi investe, chi lavora e chi rispetta le regole.”

“Le trasformazioni che abbiamo raccontato oggi richiedono politiche dedicate: meno burocrazia e provvedimenti fiscali equi che favoriscano gli investimenti in sostenibilità e innovazione. Occorrono interventi destinati alla crescita imprenditoriale della GDO, degli esercizi commerciali specializzati e delle imprese di prossimità. Insomma, è importante un’Agenda Urbana che valorizzi il ruolo del terziario di mercato nelle città. In una parola, serve una scelta politica di fondo che consideri il commercio non come un settore tra gli altri, ma come una vera e propria infrastruttura economica e sociale del Paese.”