Roma - Imprese, PMI europee sfidano crisi: output e occupazione in aumento, ma resta nodo gap digitale e di genere. LA RELAZIONE UE
Solo un terzo delle aziende dell’Unione è a guida femminile, mentre l’adozione dell’intelligenza artificiale tra i piccoli imprenditori resta ancora limitata rispetto ai colossi industriali.
L’economia dell’Unione Europea continua a poggiare saldamente sulle spalle delle piccole e medie imprese, che nel 2025 hanno dimostrato una resilienza superiore alle attese nonostante le turbolenze geopolitiche e l’instabilità dei mercati energetici. Secondo la “Relazione annuale sulle PMI europee 2025/2026” e il focus sulle “Donne imprenditrici in Europa”, pubblicati oggi dalla Commissione Europea attraverso il Joint Research Centre (JRC) e la DG GROW, il comparto ha registrato una crescita del numero di imprese pari all’1,8%, con un incremento del valore aggiunto reale del 2,5% e un +1,0% sul fronte occupazionale.
Tuttavia, dietro i dati positivi si celano profonde asimmetrie: le PMI faticano a tenere il passo dei grandi gruppi nell’adozione delle tecnologie di frontiera, come l’intelligenza artificiale, e l’imprenditoria femminile rimane confinata in segmenti tradizionali, faticando a scalare verso i settori ad alto valore tecnologico.
UN MOTORE DA 34 MILIONI DI IMPRESE TRA CRESCITA E NUOVE SFIDE
Il panorama delineato dalla Commissione fotografa un ecosistema vasto che conta oggi circa 34 milioni di imprese. Questo balzo numerico rispetto ai 26 milioni dell’anno precedente non è dovuto solo a una crescita organica, ma a una novità metodologica fondamentale: l’inclusione di nuovi settori NACE nelle rilevazioni del JRC, come la sanità, l’istruzione e i servizi finanziari, rendendo l’analisi pienamente compatibile con le statistiche strutturali di Eurostat.
In questo contesto, le micro-imprese si confermano le vere protagoniste della ripartenza post-pandemica, con una crescita del valore aggiunto proiettata al 13,5% rispetto ai livelli del 2021, surclassando il +7,1% delle grandi aziende. Sebbene la crescita sia diffusa, le PMI continuano a operare in un ambiente ostile segnato dalla volatilità dei prezzi dell’energia, dalle tensioni in Medio Oriente e da un accesso al credito che rimane disomogeneo tra i vari Stati membri.
L’OSTACOLO DIGITALE: IL RITARDO SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Uno dei punti critici sollevati dal rapporto riguarda la produttività, definita come l’architrave della competitività europea, specialmente alla luce delle raccomandazioni contenute nel Rapporto Draghi. Nonostante alcuni segnali di convergenza, il divario tecnologico tra PMI e grandi imprese resta preoccupante.
Nel 2025, mentre il 55% delle grandi aziende ha già integrato soluzioni di intelligenza artificiale nei propri processi, la percentuale scende drasticamente al 30,4% per le medie imprese e ad appena il 17% per le piccole. La Commissione sottolinea come l’adozione dell’IA possa fungere da “moltiplicatore di forza” per i piccoli imprenditori, aiutandoli a superare la carenza di personale qualificato e a ottimizzare i costi operativi, ma avverte che senza un supporto mirato alla digitalizzazione, il rischio è una stagnazione strutturale della produttività nei settori meno evoluti.
IMPRENDITORIA FEMMINILE: IL TETTO DEL 33% E LE BARRIERE ALL’ACCESSO
Il rapporto “Donne imprenditrici in Europa: dati, ostacoli e raccomandazioni di supporto” svela una realtà ancora segnata da forti disparità di genere. Solo il 33% dei titolari d’azienda nell’UE è donna, e la loro presenza è fortemente polarizzata: le imprenditrici dominano nei servizi alla persona (69%), nella sanità (65%) e nell’istruzione (57%), ma restano ai margini dei settori strategici a maggiore intensità di capitale.
Le difficoltà principali riguardano l’avvio delle attività e, soprattutto, l’accesso ai finanziamenti per la crescita. Per liberare questo potenziale inespresso, la Commissione ha formulato cinque raccomandazioni volte a migliorare il contesto normativo e finanziario, puntando a una maggiore integrazione delle donne nelle catene del valore tecnologiche, come già avviene con successo nell’ecosistema delle energie rinnovabili.
ECOSISTEMI STRATEGICI E DIVARIO GEOGRAFICO NORD-SUD
L’analisi per ecosistemi industriali rivela che le PMI sono dominanti in settori come l’edilizia, il commercio al dettaglio e il tessile. Tuttavia, la sorpresa arriva dai comparti strategici: in settori come l’aerospazio, la difesa e il digitale, pur essendo in minoranza rispetto ai grandi player, le PMI mostrano una resilienza strutturale elevatissima e si prevede che nel 2026 supereranno le grandi imprese per crescita del valore aggiunto.
Il rapporto mette però in guardia contro la frammentazione geografica: i livelli di produttività nel Nord e Ovest Europa superano spesso gli 80.000 euro per lavoratore, mentre in molte regioni del Sud ed Est europeo si scende sotto i 30.000 euro. Questa “linea d’ombra” evidenzia come le condizioni geografiche e le infrastrutture locali possano neutralizzare i vantaggi della transizione verde e digitale se non adeguatamente supportate da politiche di coesione.
IL MERCATO UNICO COME SCUDO CONTRO IL PROTEZIONISMO
In un contesto globale caratterizzato da crescenti barriere tariffarie e spinte protezionistiche, il Mercato Unico rimane l’asset più prezioso per le PMI.
La Commissione sta lavorando alla rimozione dei cosiddetti “Terrible Ten”, i dieci ostacoli burocratici più pesanti per il commercio transfrontaliero, e alla proposta di un nuovo quadro legale semplificato, l’ “EU Inc.”, per permettere alle imprese di operare più agilmente su scala continentale. Sebbene il 70% delle PMI operi ancora esclusivamente su base nazionale, l’integrazione nelle catene del valore globali è vista come la chiave per il successo industriale.
Il caso di studio sul settore automobilistico dimostra infatti che l’efficienza della singola azienda non è sufficiente: per competere durante i cambiamenti tecnologici dirompenti, è la struttura dell’intera filiera a determinare la capacità di resistere all’avanzata dei concorrenti extra-europei.