Roma - “Con l’arrivo dell’estate si ripropongono alcuni temi classici. Oltre alla pianificazione delle vacanze, tornano in primo piano i nodi legati alla movida e alla malamovida, un dibattito incentrato sul difficile equilibrio tra il diritto alla quiete dei residenti e le necessità economiche delle imprese. Negli ultimi anni questo conflitto è stato ulteriormente inasprito da diverse sentenze giudiziarie che hanno attribuito precise responsabilità per inadempienza ai Comuni. Le amministrazioni locali, tuttavia, spesso reagiscono a tali pronunce nel modo sbagliato, emanando ordinanze più o meno fantasiose. Questi provvedimenti, anziché colpire la radice del problema, si limitano a imporre nuovi vincoli e restrizioni alle attività di somministrazione, lasciando di fatto la situazione inalterata”.
Così a PMINEWS Livio Enrico Stoppani, presidente di FIPE- Confcommercio, a margine della presentazione del rapporto “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, organizzata a Roma
“Al contrario, oggi i Comuni dispongono degli strumenti normativi necessari per programmare uno sviluppo ordinato del territorio. Potrebbero infatti intervenire per evitare i fenomeni di sovra concentrazione commerciale o per frenare la proliferazione di minimarket che favoriscono l’abuso di alcol. Di fronte alle patologie generate dalla malamovida, sarebbe quindi necessario un maggiore coraggio politico da parte delle amministrazioni nell’adottare misure strutturali. Alcune città, come Milano, ci stanno provando attraverso il nuovo regolamento dei pubblici esercizi, che prevede la divisione del territorio urbano in zone contrassegnate da un semaforo rosso, giallo e verde. In base al colore assegnato all’area, viene consentito o meno l’insediamento di nuove attività commerciali”.