Roma - Interrogazione a risposta in commissione 5-05477
presentato da
testo di
FORATTINI, MARINO, ROMEO, ANDREA ROSSI e VACCARI. — Al Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nonostante la grande tradizione, la professionalità degli agricoltori italiani, il settore cerealicolo italiano è travolto da una crisi senza precedenti: tensioni geopolitiche, crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori, impennata dei costi di produzione, aumento massiccio delle importazioni, contrazione delle superfici coltivate ed effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici;
il contesto delineato in precedenza rende urgente una serie di azioni e interventi per calmierare gli effetti della crisi e rilanciare uno dei settori più strategici dell’agricoltura nazionale;
la CIA – agricoltori italiani ha promosso una petizione per salvare il grano nazionale. Una raccolta firme, a tutela e valorizzazione del cereale e della pasta made in Italy, per dire no alle speculazioni commerciali messe in atto sulla pelle dei produttori e dei consumatori, come alle importazioni incontrollate dall’estero e al falso grano straniero spacciato per italiano. Un’azione necessaria, a contrasto delle principali cause della crisi che sta investendo le aziende del settore, tra crollo vertiginoso del valore riconosciuto al grano duro italiano e insostenibili costi di produzione;
nonostante la sua vocazione, l’Italia resta il secondo Paese importatore al mondo, dove i grani esteri, a differenza di quelli italiani, seguono standard qualitativi, di salubrità e costi di produzione molto più bassi, fino a determinare, cosa ancora peggiore, il prezzo del cereale simbolo del made in Italy;
oggi in Italia per coltivare grano duro ci vogliono circa 1.400 euro per ettaro. Con i prezzi attuali, i produttori non riescono nemmeno a coprire le spese perché sono costretti a vendere a 1.100 euro per ettaro (-300 euro). Quanto al prezzo, è sceso del 40 per cento nelle ultime settimane, mentre quello della pasta sullo scaffale è aumentato in media del 30 per cento. Senza interventi immediati, gli agricoltori italiani saranno costretti ad abbandonare la produzione per scarsa redditività;
serve il riconoscimento dei costi medi di produzione ai cerealicoltori e maggiori controlli sull’etichettatura, l’istituzione della Cun (Commissione unica nazionale) del grano duro per una maggiore trasparenza dei prezzi, il potenziamento dei contratti di filiera tra agricoltori e industria, oltre all’avvio immediato del registro telematico dei cereali. Serve dare forza, come agricoltori e cittadini, all’azione del Governo per difendere il cibo italiano e salvaguardare la sovranità alimentare, affinché una pasta 100 per cento made in Italy sia veramente tale, senza possibilità di inganno per i consumatori –:
quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per sostenere le imprese del settore cerealicolo e, in particolare, quelle dedite alla produzione del grano a fronte delle difficoltà di mercato, del calo dei prezzi sui listini e della redditività dei produttori.
(5-05477)