- Il Pil italiano è atteso in crescita dello 0,6% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, dopo essere aumentato dello 0,7% nei due anni precedenti(Prospetto1).
- L’aumento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,8 e +0,9 punti percentuali rispettivamente), mentre la domanda estera netta fornirebbe un contributo negativo in entrambi gli anni (-0,2 e -0,1 p.p.). Lo scenario previsivo per la domanda estera netta sconta l’ipotesi di un’attenuazione nella seconda parte del 2025 del clima di incertezza relativo all’indirizzo della politica commerciale statunitense. Si ipotizza comunque un impatto negativo dei dazi sul commercio mondiale e sulle prospettive di crescita internazionali.
- Si prevede che i consumi privati continuino a crescere a ritmi moderati ma stabili (+0,7% in entrambi gli anni) da un lato favoriti dalla prosecuzione della crescita delle retribuzioni e dell’occupazione, dall’altro frenati da un incremento della propensione al risparmio. La crescita degli investimenti, nel 2025 (+1,2%), in accelerazione dal +0,5% del 2024, sarebbe favorita dal buon andamento registrato nel primo trimestre per poi segnare nel 2026 una ulteriore leggera accelerazione (+1,7%) in concomitanza con la fase conclusiva del PNRR.
- L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), segnerebbe un aumento superiore a quello del Pil (+1,1% nel 2025 e +1,2% nel 2026), ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (6,0% quest’anno e 5,8% nel 2026).
- Dopo la risalita dei prezzi tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025, nel corso dell’anno ci si attende una dinamica più moderata dell’inflazione, favorita dalla discesa dei listini dei beni energetici e dall’indebolirsi delle prospettive di domanda. L’aumento del deflatore della spesa delle famiglie residenti nel 2025 sarebbe in linea con tali andamenti (+1,8%), con una nuova leggera riduzione nel 2026 (+1,6%).
Prospetto 1. Previsioni per l’economia italiana – Pil e principali componenti
Anni 2023-2026, valori concatenati per le componenti di domanda; variazioni percentuali sull’anno precedente e punti percentuali
| 2023 | 2024 | 2025 | 2026 | |
| Prodotto interno lordo | 0,7 | 0,7 | 0,6 | 0,8 |
| Importazioni di beni e servizi fob | -1,6 | -0,7 | 2,1 | 2,2 |
| Esportazioni di beni e servizi fob | 0,2 | 0,4 | 1,3 | 1,8 |
| DOMANDA INTERNA INCLUSE LE SCORTE | 0,1 | 0,4 | 0,8 | 0,9 |
| Spesa delle famiglie residenti e delle ISP | 0,4 | 0,4 | 0,7 | 0,7 |
| Spesa delle AP | 0,6 | 1,1 | 0,6 | 0,6 |
| Investimenti fissi lordi | 9,0 | 0,5 | 1,2 | 1,7 |
| CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEL PIL | ||||
| Domanda interna (al netto della variazione delle scorte) | 2,3 | 0,5 | 0,8 | 0,9 |
| Domanda estera netta | 0,7 | 0,4 | -0,2 | -0,1 |
| Variazione delle scorte | -2,3 | -0,2 | 0,0 | 0,0 |
| Deflatore della spesa delle famiglie residenti | 5,0 | 1,4 | 1,8 | 1,6 |
| Deflatore del prodotto interno lordo | 5,9 | 2,1 | 1,6 | 1,6 |
| Retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente | 2,1 | 2,9 | 3,3 | 3,3 |
| Unità di lavoro | 2,4 | 2,2 | 1,1 | 1,2 |
| Tasso di disoccupazione | 7,5 | 6,5 | 6,0 | 5,8 |
| Saldo della bilancia dei beni e servizi / Pil (%) | 1,4 | 2,3 | 2,0 | 2,0 |
Il quadro internazionale
L’economia internazionale rallenta, penalizzata dall’elevata incertezza legata al commercio mondiale.
Nel 2024 la crescita economica globale (+3,3%) è stata sostenuta da un dinamismo superiore alle attese in Cina e da una performance ancora robusta negli Stati Uniti. Nell’orizzonte di previsione, tuttavia, ci si attende una decelerazione per l’economia mondiale, cui seguirebbe una sostanziale stabilizzazione nell’anno successivo (+2,9% nel 2025 e +3,0% nel 2026). Tale dinamica è penalizzata dall’incertezza alimentata dai continui cambiamenti nella politica commerciale statunitense e dalle forti tensioni geopolitiche.
Sebbene il commercio mondiale nel primo trimestre del 2025 abbia mostrato una dinamica ancora vivace, determinata anche dall’attesa imposizione di restrizioni tariffarie che avrebbe spinto i paesi ad anticipare gli scambi, per il resto dell’anno prevalgono attese di una forte decelerazione. Le più recenti previsioni della Commissione Europea stimano, per il 2025, un significativo rallentamento del commercio mondiale di beni e servizi in volume (+1,8% da +2,9% del 2024), seguito da un parziale recupero nel 2026 (+2,2%).
Le prospettive di rallentamento del ciclo economico internazionale stanno inoltre esercitando una pressione al ribasso sulle quotazioni delle materie prime energetiche (alimentate anche da un aumento dell’offerta).
Le principali economie, in base agli ultimi dati disponibili, hanno registrato nel primo trimestre del 2025 andamenti eterogenei. In Cina il Pil è cresciuto su base congiunturale dell’1,2% (dal +1,6% dei tre mesi precedenti), grazie al buon andamento del settore industriale, delle esportazioni e agli stimoli fiscali e monetari. Il rallentamento della domanda interna cinese e le incerte prospettive commerciali indebolirebbero le attese di crescita per il paese (Prospetto 2).
Prospetto 2, Principali variabili RELATIVE ALL’ECONOMIA MONDIALE
Anni 2024-2026, livelli e variazioni percentuali sull’anno precedente
| 2024 | 2025 | 2026 | |
| Prezzo del Brent (dollari a barile) | 80,5 | 67,7 | 65 |
| Tasso di cambio dollaro/euro | 1,08 | 1,11 | 1,13 |
| Commercio mondiale in volume* | 2,9 | 1,8 | 2,2 |
| PRODOTTO INTERNO LORDO | |||
| Mondo | 3,3 | 2,9 | 3,0 |
| Paesi avanzati | 1,9 | 1,5 | 1,7 |
| USA | 2,8 | 1,6 | 1,6 |
| Giappone | 0,1 | 0,7 | 0,6 |
| Area Euro | 0,9 | 0,9 | 1,4 |
| Paesi emergenti e in via di sviluppo | 4,3 | 3,9 | 4,0 |
| Cina | 5,0 | 4,1 | 4,0 |
Fonte: DG-ECFIN Spring Forecasts (2025) ed elaborazioni Istat
*Esportazioni mondiali di beni e servizi in volume
Negli Stati Uniti, nel primo trimestre, per la prima volta in tre anni, il Pil ha mostrato una lieve flessione (-0,1% su base congiunturale, dal +0,6% del periodo precedente), generata principalmente dal forte aumento delle importazioni. L’incremento senza precedenti storici dell’applicazione dei dazi sulle importazioni e la notevole incertezza alimentata dalla politica commerciale potrebbero influenzare negativamente le decisioni di consumo delle famiglie e di investimento nei prossimi mesi, Per l’anno in corso, si prevede pertanto un rallentamento dell’economia statunitense (+1,6%, dal +2,8%), con una stabilizzazione del tasso di crescita nel 2026.
Nell’area euro, la dinamica del Pil nel primo trimestre ha segnato un’accelerazione (+0,4% in termini congiunturali, dal +0,2% dei tre mesi precedenti). Nel dettaglio nazionale, si sono registrati incrementi sia in Germania (+0,4% dopo il -0,2% del trimestre precedente), sia in Francia (+0,1% dopo il -0,1% registrato nell’ultima parte del 2024); in Spagna, l’attività economica ha mantenuto invece ritmi superiori alla media (+0,6%, dal +0,7% del quarto trimestre 2024).
Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2025 l’attività economica dell’area euro sperimenterà una crescita pari a quella dell’anno precedente (+0,9%) a cui seguirebbe un’accelerazione nel 2026 (+1,4%). Gli andamenti risulterebbero, tuttavia, eterogenei tra i paesi: in Germania dopo due anni consecutivi di recessione, nel 2025 la crescita del Pil sarebbe ancora nulla, per poi rimbalzare all’1,1% nel 2026; in Francia il tasso di espansione si dimezzerebbe quest’anno (+0,6%, da +1,2%) per poi recuperare nel 2026 (+1,3%); in Spagna, infine, il Pil mostrerebbe un trend decrescente (+2,6% e +2,0% rispettivamente nel 2025 e 2026, dal +3,2% del 2024).
Relativamente alle variabili esogene internazionali utilizzate per realizzare le previsioni di questo comunicato, nei primi cinque mesi del 2025, il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro ha evidenziato una forte volatilità, dovuta principalmente all’elevata e persistente incertezza. Per il 2025 e il 2026 viene adottata un’ipotesi tecnica, proiettando le quotazioni medie del mese di maggio per tutto l’arco temporale della previsione; ne consegue un progressivo apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro (Prospetto 2).
Per quel che riguarda le principali materie prime energetiche, le aspettative di una domanda globale più debole, combinate con la decisione dell’OPEC+ di aumentare la produzione di petrolio a partire da giugno, stanno esercitando una pressione al ribasso sui prezzi del petrolio e su quelli del gas naturale, contribuendo a ridurre le attese sull’inflazione globale. Anche per le quotazioni del Brent, pari a 80,5 dollari al barile nel 2024, si assume una ipotesi tecnica di invarianza del prezzo del petrolio, pari alla quotazione media del mese di maggio 2025 per la seconda metà del 2025 e per tutto il 2026; ne risulta quindi un valore di 67,7 dollari al barile quest’anno e di 65 dollari nel 2026.
Congiuntura economica nei primi mesi del 2025 e previsioni per l’economia italiana
Nel primo trimestre del 2025, dopo la debole dinamica della seconda metà dell’anno precedente, il Pil è cresciuto dello 0,3% su base congiunturale (+0,7% su base tendenziale), sintesi di un contributo positivo sia della domanda interna al netto delle scorte (+0,4 p.p.) sia della domanda estera netta (+0,1 p.p.), mentre le scorte hanno fornito un apporto negativo (per -0,3 p.p.).
Gli investimenti fissi lordi hanno rappresentato la componente più dinamica della domanda interna (+1,6% su base congiunturale) nel primo trimestre 2025; in leggera crescita anche la spesa per consumi delle famiglie residenti e delle ISP (+0,2%) a fronte di un calo di quella della pubblica amministrazione (-0,3%).
Dal lato dell’offerta, nel primo trimestre 2025 si sono registrate variazioni congiunturali positive del valore aggiunto nell’industria (+1,2%) e nell’agricoltura mentre i servizi hanno evidenziato un leggero decremento
(-0,1%). Nell’industria è risultata leggermente più vivace la dinamica delle costruzioni (+1,4%) rispetto al resto del comparto (+1,1%). Tra i servizi, emerge la forte espansione delle attività artistiche e di intrattenimento (+2,3%); in contrazione, invece, quelle finanziarie e assicurative (-1,4%) e immobiliari (-0,9%).
Nei primi quattro mesi del 2025, le informazioni provenienti dalle indagini sul clima di fiducia di consumatori e imprese hanno evidenziato un progressivo peggioramento del sentiment, specie rispetto all’evoluzione dell’economia, solo parzialmente compensato da un miglioramento nel mese di maggio (Figure 1 e 2).
Per i consumatori, a maggio l’indice generale mostra un livello inferiore a quello di gennaio (-1,7 punti percentuali); tra le componenti dell’indicatore il deterioramento appare più evidente per il clima economico
(-3,8 p.p.) e quello futuro (-2,4 p.p.), meno per il clima personale (-1,0 p.p.) e quello corrente (-1,2 p.p.), a riflesso dell‘elevata incertezza che caratterizza l’evoluzione dello scenario internazionale.
Tra le imprese (indice IESI), il deterioramento della fiducia appare più ampio (-2,4 punti percentuali la differenza tra gennaio e maggio), ma anche fortemente eterogeneo nei diversi comparti: la flessione più significativa si registra nei servizi di mercato (-4,3 punti percentuali) e nel commercio al dettaglio (-3,3 p.p.), meno nelle costruzioni (-2,0 p.p.), lieve nella manifattura (-0,2 p.p.). In quest’ultimo settore, tuttavia, nello stesso arco temporale, i giudizi sulla produzione corrente (-0,4 la differenza assoluta nei saldi) e su quella attesa (-1,4), così come sugli ordinativi futuri (-1,8) e, soprattutto, sulle prospettive per l’economia (-5,0), rimangono ancora meno positivi rispetto a quelli prevalenti all’inizio dell’anno.
Sull’indebolimento del sentiment di imprese e consumatori ha influito in buona parte l’elevata incertezza determinata dal susseguirsi di annunci relativi all’imposizione di dazi sugli scambi internazionali.
Il commercio con l’estero dell’Italia, tuttavia, sembra aver beneficiato non solo di contratti già programmati da tempo nel settore della cantieristica navale ma anche di un “effetto anticipo”: l’imminente imposizione di restrizioni tariffarie potrebbe aver accelerato le transazioni, sia in entrata sia in uscita, nel primo trimestre 2025 (+2,6% e +2,8% la variazione congiunturale rispettivamente per import ed export di beni e servizi).
Nello scenario previsivo queste tensioni, benché in graduale ricomposizione nella seconda metà del 2025, continuerebbero ancora a condizionare in negativo l’evoluzione del ciclo economico, con ricadute più accentuate sugli investimenti e sul commercio estero e, in misura minore, sui consumi delle famiglie. Questi ultimi continuerebbero da un lato a beneficiare del recupero delle retribuzioni e dell’occupazione, dall’altro sarebbero frenati dall’incertezza rispetto all’evoluzione del ciclo e dal conseguente incremento della propensione al risparmio.
Per il 2025, la crescita degli investimenti, dopo la buona performance del primo trimestre, dovrebbe risentire negativamente dell’indebolimento delle prospettive di crescita interne ed estere, pur registrando in media d’anno un incremento rispetto al 2024. Nel 2026, la crescita degli investimenti si rafforzerebbe, in parte trainata dai contributi presenti nel piano di transizione 5.0 e dalla realizzazione degli investimenti previsti dal PNRR, in chiusura nel 2026, sebbene entrambi i provvedimenti stiano affrontando ritardi di natura attuativa. Ulteriore stimolo potrebbe derivare dalla recente riduzione dei tassi di interesse della BCE.
Il moderato andamento dei consumi e le condizioni solide del mercato del lavoro non dovrebbero incidere sulla dinamica inflazionistica, che manterrebbe un profilo in linea con gli obiettivi della Banca Centrale, beneficiando inoltre del previsto rallentamento della componente energetica nel corso del biennio (oltre che dell’apprezzamento dell’euro). L’eventuale ripresa dell’inflazione rimane tuttavia condizionata da rischi esogeni connessi all’evoluzione degli scenari a livello globale.
Nel 2025, il Pil registrerebbe una crescita (+0,6%) determinata esclusivamente dalla domanda interna che, al netto delle scorte, contribuirebbe positivamente per 0,8 punti percentuali, mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto lievemente negativo (-0,2 p.p.). La fase espansiva dell’economia italiana segnerebbe una leggera accelerazione nel 2026 (+0,8%), in linea con un irrobustimento del ciclo internazionale; anche in questo caso l’apporto proverrebbe dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 p.p.). La ripresa del commercio estero vedrebbe, infatti, anche per il 2026, un maggior dinamismo delle importazioni rispetto alle esportazioni, confermando un contributo leggermente negativo (-0,1 p.p.) della domanda estera netta.
In questo scenario, il saldo della bilancia commerciale continuerebbe ad essere ancora positivo sia nel 2025 (2,2% in percentuale del Pil) sia nel 2026 (+2,0%).
Consumi in moderata crescita
In Italia nel 2024 i consumi finali nazionali sono cresciuti dello 0,6%; sia la spesa delle famiglie residenti e ISP sia quella delle AP hanno fornito un contributo positivo al Pil (per 0,2 p.p.). La spesa per consumi finali delle famiglie residenti è cresciuta in volume dello 0,4% (+0,3% nel 2023). Sul territorio economico, la spesa per consumi di servizi è aumentata dello 0,4%, quella per beni dello 0,6%.
Nel primo trimestre del 2025, il contributo dei consumi finali nazionali alla crescita congiunturale del Pil è rimasto positivo, seppure più contenuto, grazie alla spesa delle famiglie residenti e delle Istituzioni Sociali Private (+0,2 p.p.), mentre quella delle Amministrazioni Pubbliche ha fornito un contributo negativo (-0,1 punti percentuali).
La spesa per consumi finali nazionali è cresciuta moderatamente su base congiunturale (+0,1%), in rallentamento rispetto ai due trimestri precedenti e al di sotto dell’incremento osservato in Spagna (+0,4%) e Germania (+0,2%). In Francia, invece, il primo trimestre del 2025 ha registrato una variazione congiunturale negativa (-0,1%), pur avendo mostrato nel 2024 una crescita dei consumi finali nazionali superiore a quella italiana.
Nel primo trimestre del 2025, in Italia la spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato un incremento in termini congiunturali dello 0,2%, come nei tre mesi precedenti. L’aumento è stato sostenuto dalla crescita degli acquisti di servizi (+0,6%) che consolidano l’espansione del 2024. I beni durevoli hanno, invece, mostrato una significativa flessione (-1,3%), confermando l’andamento osservato nel trimestre precedente. La spesa per beni non durevoli è stazionaria, analogamente al quarto trimestre 2024 (rispettivamente 0,0% e -0,1%). I beni semidurevoli proseguono la crescita anche se ad un tasso più contenuto rispetto al periodo precedente (+0,6%).
Per il 2025 i consumi privati sono previsti in crescita (+0,7%) rispetto all’anno precedente; l’incremento sarebbe da un lato sostenuto dall’aumento dell’occupazione e delle retribuzioni pro capite a ritmi superiori a quelli dell’inflazione; dall’altro, risentirebbe negativamente del clima di incertezza, con la prosecuzione della fase di recupero della propensione al risparmio, Nel 2026 la crescita si stabilizzerebbe allo stesso ritmo del 2025. I consumi della PA sono attesi aumentare a un ritmo costante nel biennio di previsione (+0,6% rispettivamente nel 2025 e 2026) anche se in rallentamento rispetto al 2024.
Ripresa degli investimenti
Nel 2024 gli investimenti fissi lordi sono cresciuti in Italia ad un ritmo moderato (+0,5% rispetto all’anno precedente). Nel confronto con i principali paesi dell’Area Euro la Spagna ha registrato una crescita decisamente più ampia (+3%), mentre si sono ridotti gli investimenti in Francia (-1%) e, soprattutto, in Germania (-2,7%). In rapporto al Pil gli investimenti passano dal 22,5% del 2023 al 22% del 2024, una quota superiore a quella della Spagna e delle Germania (rispettivamente 19,5% e 20,9% nel 2024) e leggermente inferiore alla Francia (22,1%).
Nel primo trimestre del 2025 il processo di accumulazione di capitale ha registrato una crescita considerevole (+1,6% la variazione sul quarto trimestre del 2024 destagionalizzata e corretta), la più elevata tra i principali paesi dell’Area Euro; per Spagna e Germania la crescita è stata positiva (rispettivamente +1,2% e +0,9%), mentre in Francia è stata pari a zero. Con riferimento alla tipologia di investimento (Figura 3), in Italia si registra una espansione per tutti i principali aggregati: le costruzioni (+1,7%, rispetto al trimestre precedente), sia per la componente residenziale (+1,7%) sia per quella non residenziale (+1,8%), gli investimenti in proprietà intellettuale (+1,7%) e gli investimenti in impianti, macchinari e armamenti (+1,2%).
Nel breve termine, segnali positivi provengono dalle indagini trimestrali sulla fiducia nel settore manifatturiero, con un leggero aumento del grado di utilizzo deli impianti e un miglioramento delle aspettative sulla liquidità e sulle condizioni di accesso al credito. A questi si contrappongono, tuttavia, i segnali che provengono dalla produzione industriale, che rimane stagnante, e la forte incertezza legata alle tensioni commerciali e geopolitiche, in grado di condizionare negativamente le prospettive di crescita internazionale e interna.
Gli investimenti, dopo il buon andamento dei primi tre mesi dell’anno vedrebbero una dinamica di stagnazione nella seconda metà del 2025. A tale profilo contribuirebbero negativamente gli investimenti residenziali, a causa del venir meno degli incentivi all’edilizia; l’incertezza e il deterioramento delle prospettive di crescita interna ed estera determinerebbero un apporto contenuto degli investimenti in mezzi di trasporto. Al contrario, quelli in fabbricati non residenziali sono attesi in crescita in quanto beneficerebbero dell’effetto trascinamento determinato dalla performance del primo trimestre e, in misura parziale, dell’attuazione delle misure previste dal PNRR.
In considerazione di tali fattori, nel 2025 gli investimenti risulterebbero comunque in crescita (+1,2% rispetto al 2024). Nel 2026, si tornerebbe a un profilo di ulteriore espansione, in grado di determinare una leggera accelerazione nel dato medio annuo (+1,7%). Rimarrebbe sostanzialmente invariato il rapporto investimenti/Pil, previsto al 21,9% nel 2025 e al 22% nel 2026.
Scambi con l’estero in aumento
Nel 2024 gli scambi con l’estero, in linea con quanto osservato l’anno precedente, hanno mostrato una crescita modesta: le esportazioni di beni e servizi in volume hanno registrato un incremento dello 0,4 per cento (era pari a +0,2 per cento nel 2023).
Tale risultato è stato determinato da una lieve contrazione delle vendite di beni sui mercati esteri, a cui si è contrapposto l’aumento di quelle dei servizi favorito, in particolare, dal buon andamento del comparto turistico.
Le importazioni di beni e servizi sono invece risultate ancora in diminuzione, anche se a un tasso più contenuto rispetto all’anno precedente (-0,7%, dal -1,6% del 2023); anche in questo caso, alla contrazione degli acquisti di beni dall’estero, determinati dalla debole dinamica della domanda, si è contrapposto un aumento degli acquisti dei servizi.
Nel complesso, l’incremento delle vendite all’estero di beni e servizi dell’Italia è risultato, nel 2024, inferiore a quello osservato in Francia (+2,5%) e Spagna (+3,1%), ma superiore a quello della Germania, dove le esportazioni hanno subito una flessione (-1,8%).
La debolezza delle importazioni di beni e servizi ha rappresentato un tratto comune per Italia (-0,7%), Francia (-1,2%) e Germania (-0,7%), mentre in Spagna gli acquisti provenienti dall’estero hanno continuato ad aumentare (+2,4%).
All’inizio del 2025, gli scambi dell’Italia hanno registrato un cospicuo aumento che ha riguardato sia i beni sia i servizi (Figura 4). Le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 2,8% su base congiunturale e dello 0,8% su base tendenziale. Le importazioni hanno registrato un forte recupero sia in termini congiunturali sia tendenziali (rispettivamente +2,6 e +4,3%).
Nel prosieguo dell’anno, pur scontando una diminuzione dell’incertezza dovuta alle tensioni commerciali, ci si attende un rallentamento della dinamica degli scambi di beni e servizi mondiali e del commercio estero italiano. Grazie soprattutto alla buona performance del primo trimestre dell’anno, nel 2025 sia le esportazioni (+1,3%) sia le importazioni (+2,1%) sono comunque previste in aumento; nel 2026, il miglioramento delle prospettive di crescita internazionali determinerebbe una ulteriore leggero incremento (+1,8 e +2,2% rispettivamente per export e import). La dinamica delle importazioni rimarrebbe tuttavia più vivace di quella delle esportazioni favorita anche dall’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro, determinando un contributo negativo alla crescita del Pil sia nel 2025 sia nell’anno successivo (rispettivamente -0,2 e -0,1 p.p.).
Prosegue la fase positiva del mercato del lavoro
Nel primo trimestre del 2025 è proseguita la fase positiva del mercato del lavoro, con un incremento congiunturale delle ore lavorate e delle unità di lavoro (ULA) per il totale dell’economia (+0,7% per entrambe), Il miglioramento coinvolge tutti i comparti; tuttavia è più elevato nei servizi (+1,0% sia le ULA sia le ore lavorate) e più contenuto nelle costruzioni (+0,4 e +0,6% rispettivamente); la dinamica risulta invece stagnante nell’industria.
Ad aprile, si è registrato per il secondo mese consecutivo una sostanziale stabilità del numero di occupati dopo la crescita dei mesi precedenti; il tasso di occupazione quindi risulta invariato al 62,7%. In calo il tasso di disoccupazione che si è attestato al 5,9% (-0,2 p.p. rispetto al mese precedente), mentre sono in crescita gli inattivi (+0,3%) con il tasso di inattività che raggiunge il 33,2% (+0,1 punti).
Nel primo trimestre del 2025, il tasso di posti vacanti destagionalizzato, calcolato per l’insieme delle imprese con dipendenti, mostra una diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, raggiungendo il 2,0%. Il risultato complessivo riflette la flessione registrata nel settore dell’industria, che si attesta all’1,8%, con una diminuzione di 0,1 punti percentuali su base congiunturale. Nel settore dei servizi, il tasso rimane stabile al 2,1%. Analogamente, nelle imprese con almeno 10 dipendenti, il tasso di posti vacanti mostra una diminuzione congiunturale nell’industria (-0,1 punti) e una stabilità in quello dei servizi. Inoltre, a maggio 2025 peggiorano le attese sull’occupazione nel settore manifatturiero, nel commercio al dettaglio e nelle costruzioni, migliorando esclusivamente nel settore dei servizi.
In questo scenario la crescita delle ULA nel biennio di previsione (rispettivamente +1,1% e +1,2%) sarebbe più elevata di quella del Pil. Il tasso di disoccupazione dovrebbe segnare un miglioramento nel 2025 (6,0% da 6,5% nel 2024), che proseguirebbe anche nel 2026 (5,8%).
Dinamica dei prezzi in decelerazione
La variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA), secondo il dato preliminare, è stata pari in maggio a +1,9% (+2,0% nel mese precedente), in linea con la media dell’area euro. Rispetto agli altri principali paesi dell’area, il dato italiano risulta analogo a quello della Spagna, inferiore rispetto alla Germania (+2,1%), molto più elevato di quello della Francia, che mostra valori significativamente più bassi (+0,6% in maggio, il livello più basso dalla fine del 2020).
L’inflazione al consumo per l’intera collettività (NIC), in rialzo da ottobre, è diminuita a maggio (secondo le stime preliminari) al +1,7% (da +1,9% di aprile). In termini congiunturali la crescita dei prezzi è stata nulla (+0,1% nel mese precedente) e l’inflazione acquisita per il 2025 è rimasta al +1,4%. L’andamento è dovuto in larga misura alla riduzione dei prezzi dei beni energetici, fortemente cresciuti da novembre 2024 a marzo, con successive flessioni sia ad aprile (-5,8%) sia a maggio (-1,9%); a questo andamento si contrappone la recente crescita dei prezzi dei beni alimentari (+0,8% in maggio, dopo il +0,6% in aprile). D’altro canto, anche nei servizi, dopo l’accelerazione registrata nel secondo bimestre dell’anno in corso (+0,6% in marzo e +1,3% in aprile), si è di recente registrato un rallentamento (+0,2% a maggio), essenzialmente per effetto delle riduzioni dei prezzi dei servizi dei trasporti (-1,7%).
I prezzi dei prodotti importati, dopo il rialzo dei primi due mesi del 2025, sono tornati a marzo (ultimo dato disponibile) al livello di dicembre 2024. In termini tendenziali sono cresciuti del +0,6%, in riduzione rispetto al +2,2% di febbraio, per effetto principalmente del significativo rallentamento dell’inflazione relativa ai prodotti energetici (+2,5%, da +12,8%). Nell’orizzonte di previsione ci si attende una dinamica leggermente positiva, dopo due anni di contrazione.
Tra gli imprenditori prevale l’intenzione di mantenere stabili i listini nei successivi tre mesi, sia nella manifattura (la quota in maggio si attesta all’84,2%, da 82,6%), sia nei servizi di mercato (89,1%, dall’ 85,7%).
Sulla base di queste dinamiche, e in considerazione delle attese sull’andamento dei prezzi internazionali delle materie prime e delle prospettive di moderata crescita della domanda interna, nel 2025 ci si attende una crescita (+1,8%) del deflatore dei consumi delle famiglie e una successiva, leggera decelerazione nel 2026 (+1,6%). Il deflatore del Pil, anche grazie alla dinamica dei prezzi all’import, sarebbe nel 2025 (+1,6%) inferiore al deflatore dei consumi, rimanendo costante nel 2026.
Revisioni del precedente quadro previsivo
L’attuale scenario previsivo fornisce per il 2025 un aggiornamento delle stime già diffuse a dicembre 2024 e presenta quelle relative al 2026.
Con riferimento alle variabili esogene internazionali, per il 2025 sono stati rivisti al ribasso il prezzo del Brent (-6,7 dollari) e il tasso di crescita del commercio mondiale (-1,3 p.p.), mentre il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro si è apprezzato (+4,7 per cento).
Tali revisioni hanno portato a un forte ridimensionamento del commercio estero dell’Italia nel 2025, con una riduzione del tasso di crescita sia delle importazioni sia delle esportazioni (rispettivamente per -0,6 p.p. e -1,2 p.p.).
L’evoluzione del contesto esogeno ed i segnali provenienti dalle stime di contabilità nazionale relativi al primo trimestre del 2025 hanno determinato una ricomposizione dei contributi degli aggregati sottostanti: a fronte di un rialzo degli investimenti (+1,2 p.p.), i consumi sono stati rivisti al ribasso (-0,5 p.p.). Per il Pil, si determina una riduzione della stima di crescita per il 2025 di -0,2 p.p. (da 0,8% a +0,6%).
L’andamento positivo del mercato del lavoro nel 2024 e nei primi mesi del 2025 ha generato una riduzione della stima del tasso di disoccupazione (-0,2 p.p. rispetto alle previsioni dicembre) e una revisione al rialzo delle ULA e delle retribuzioni (rispettivamente di +0,3 p.p. e +0,7 p.p.); la recente dinamica di contenimento dell’inflazione, in concomitanza con le mutate condizioni internazionali, ha inoltre determinato una revisione al ribasso dei deflatori del Pil e dei consumi (rispettivamente per -0,6 p.p. e -0,2 p.).