Dazi, crolla bluff Trump su debito americano: paesi creditori conducono gioco. Corsa a vendita titoli di stato USA. INFOGRAFICA
Il gioco d’azzardo tentato da Trump sul doppio tavolo commercio-debito pubblico americano è fallito con conseguenze nefaste sull’economia reale e finanziaria: a seguito del crollo delle borse non è corrisposta la corsa all’acquisto dei titoli americani.
Il repentino dietro front annunciato nella serata di ieri dal presidente americano, annunciando la sospensione del surplus di dazi per la quasi totalità dei paesi a cui erano stati applicati, Ue compresa, non nasce da un cambiamento umorale e immotivato, ma dalla negativa e duplice risposta arrivata sia dalle borse internazionali che dal mercato dei titoli di stato statunitensi, su cui si gioca la partita del debito pubblico americano.
IL DEBITO PUBBLICO AMERICANO E’ IN MANO A GIAPPONE, CINA E REGNO UNITO
Come avevamo scritto più di un mese fa il totale del debito pubblico Usa ha superato i 34.000 miliardi di dollari ed è destinato a crescere. La quota di debito in mano estera è pari a 8.634 miliardi di dollari (circa il 25% del totale).
Il Giappone resta il primo acquirente del debito Usa (1.098 miliardi di dollari), al secondo posto la Cina (768 miliardi), in terza posizione il Regno Unito (765 miliardi) che con un aumento di 115 miliardi in un anno ha raggiunto la Cina come secondo debitore degli Usa.
Tra gli altri paesi europei notevole è l’incremento della Francia, che nell’ultimo anno ha acquistato debito Usa per 90 miliardi, salendo ad un totale di 332 miliardi. L’aggregato Francia-Uk ha superato il Giappone come primo finanziatore del debito Usa.

IL DEBITO USA E I TITOLI DI STATO. INFOGRAFICA
EFFETTO BOOMERANG PER IL DEBITO AMERICANO: SALE IL TASSO DI INTERESSE DEI TITOLI DI STATO
Questo significa che pochi paesi al mondo possono mettere in grave difficoltà il bilancio americano e la controprova è arrivata esattamente nei giorni successivi all’annuncio sull’innalzamento dei dazi. Una normale risposta finanziaria avrebbe visto spostare parte dei capitali investiti dall’azionario (3700 miliardi di dollari persi a Wall Street) verso i titoli di stato americano, con la conseguenza di rafforzare il dollaro e di abbassare i tassi di interesse. La guerra commerciale ha provocato un vero e proprio tonfo nella giornata di mercoledì, con forti vendite che stanno facendo salire i rendimenti, in uno sviluppo paradossale mentre le economie globali rischiano la recessione. In particolare gli yield del US Treasury decennali sono in aumento al 4,41% dal 4,29% di ieri, dopo essere saliti fino al 4,5% nella prima mattina. Anche i rendimenti dei titoli a più lunga scadenza sono in crescita con il trentennale che ha sfiorato il 5% nella mattinata di mercoledì, dal 4,84% della chiusura di martedì.
La conseguenza è una maggiore difficoltà di finanziamento per gli Stati Uniti, costretti a pagare con maggiori interessi i titoli emessi che si sono trasformati in un’arma a doppio taglio, ma soprattutto una potente arma economica in mano alla Cina, che per ora è l’unico paese a cui sono stati confermati i dazi, innalzati addirittura al 125%.