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News23 Luglio 2026 09:58

Energia, Focus Censis-Confcooperative. Gardini: nucleare, green, gas russo o carbone: italiani pronti a tutto pur di risparmiare

Energia, Focus Censis-Confcooperative. Gardini: nucleare, green, gas russo o carbone: italiani pronti a tutto pur di risparmiare

Il Focus Censis – Confcooperative fotografa un Paese in stato di “pragmatismo difensivo”. «Di fronte all’instabilità dei prezzi e alla crisi di Hormuz fotografiamo un paese che non esclude nessuna opzione per risparmiare. Più di 1 famiglia su 2 chiede di avere il nucleare di nuova generazione, la metà è pronta a riaprire le porte al gas di Mosca. L’ambiente resta un valore, per 8 famiglie su 10, ma quando tocca il portafoglio, la metà si tira indietro. Le famiglie italiane, dopo anni di saliscendi delle bollette e di rincari a volte fuori controllo, sono diventate pragmatiche fino allo spregiudicato. Pur di spegnere l’incendio nei conti di casa sono pronti ad aprire, insieme, a tutte le strade possibili: le rinnovabili, sì, ma anche il nucleare di nuova generazione, il ritorno al gas russo e persino il carbone». Così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative commenta il ritratto che emerge dal nuovo Focus Censis – Confcooperative “Primum vivere: il pragmatismo energetico degli italiani”, la fotografia più aggiornata di come le famiglie italiane stanno negoziando, giorno dopo giorno, l’equilibrio impossibile tra sicurezza energetica, convenienza economica e sostenibilità ambientale. Un’indagine condotta dal Censis su un campione di 1.000 famiglie italiane, statisticamente rappresentativo dell’universo di riferimento, integrata con dati strutturali su prezzi, consumi e povertà energetica elaborati dal Censis su fonti: Istat, MinAmbiente, Oipe e Arera.

La bolletta che non perdona. Aperti a tutto, anche al nucleare e a Mosca: il pragmatismo delle famiglie italiane sfiora il paradosso: l’82,2% vuole accelerare sulle rinnovabili senza nucleare, ma più della metà del campione (54,5%) apre comunque a investimenti in centrali nucleari di nuova generazione. E non finisce qui: quasi una famiglia su due (49,7%) è pronta a riaprire i rubinetti del gas russo pur di mettere al sicuro le bollette, mentre torna di attualità perfino il carbone, la fonte più “antica” e controversa. Un’apertura al nucleare che cresce con il reddito (60,9% tra i più abbienti contro il 51,2% dei redditi più bassi), mentre la disponibilità al gas russo e al carbone è più diffusa proprio tra le famiglie con meno risorse: il pragmatismo, insomma, cambia volto ma non intensità a seconda di quanto è pieno il portafoglio.

Il campanello d’allarme suona forte per chi si aspetta un rincaro (78,5%). Tra questi, quasi 9 famiglie su 10 (87,9%) temono un aggravio fino a 100 euro al mese, con oltre la metà (51%) che si colloca già nella fascia 50-100 euro. Un salasso che non guarda in faccia nessuno, ma che morde soprattutto chi ha meno: tra le famiglie a basso reddito il 10,3% teme rincari mensili fino a 200 euro, quasi il doppio rispetto al 6,1% delle famiglie più abbienti. La crisi energetica, insomma, non è un problema “democratico”: è una tassa occulta che pesa il doppio su chi ha meno.

Il green: sui princìpi, l’Italia resta un paese verde: il 77,1% delle famiglie crede in un mix equilibrato tra fonti rinnovabili e tradizionali, e il 65,4% è pronto a pagare di più pur di rafforzare l’autonomia energetica nazionale, ma il 53,1% preferisce bollette basse anche a costo di tagliare gli investimenti ambientali, e solo il 27,2% è disposta a pagare di più nei prossimi cinque anni per finanziare la transizione. Un ambientalismo a targhe alterne: tra chi ha di più il 36,6% accetta di pagare per l’ambiente, contro appena il 22,3% di chi ha di meno: 14 punti percentuali che separano due Italie, quella che può permettersi di pensare al futuro e quella costretta a guardare solo al mese prossimo.

L’Europa come ultima ancora: nel caos delle alternative, un punto fermo resiste: gli italiani si affidano all’Europa. Il 77,4% chiede che le politiche climatiche comunitarie vengano riviste e migliorate, non abbandonate, e il 58,8% vorrebbe che le decisioni energetiche fossero prese a livello comunitario piuttosto che nazionale. In un Paese spaccato su nucleare, gas russo e carbone, l’Unione Europea resta l’unico convitato di pietra su cui converge, ancora, la maggioranza degli italiani.

«Sull’energia gli italiani scelgono il portafoglio, e per difenderlo sono pronti a tenere tutte le porte aperte insieme: rinnovabili, nucleare, persino il gas russo e il carbone. È un pragmatismo difensivo che nasce dalla paura di restare senza energia e senza soldi in tasca al tempo stesso. Così come è un segnale politico chiarissimo: la transizione ecologica regge finché resta un principio, vacilla nel momento in cui diventa una voce in più sulla bolletta. Ed è proprio per questo che le famiglie guardano all’Europa come all’unico soggetto in grado di ricomporre un equilibrio che l’Italia e i singoli paesi da soli non riescono più a garantire».

IL FOCUS IN CIFRE indagine condotta dal Censis su un campione rappresentativo di 1.000 famiglie

87,9%

delle famiglie che si aspettano rincari teme un aggravio fino a 100 euro al mese (fig. 4)

54,5%

delle famiglie apre a investimenti in centrali nucleari di nuova generazione

3.956 euro all’anno

spesa delle famiglie per energia domestica e carburanti, oltre 600 euro in più rispetto al 2021

4,2 milioni

Bonus sociali erogati per sostenere le famiglie in difficoltà con le bollette nel 2025

10,3% vs 6,1%

famiglie a basso reddito vs famiglie abbienti che temono rincari fino a 200 euro/mese

77,1%

vuole un mix equilibrato tra rinnovabili e fonti tradizionali (fig. 8)

53,1% vs 27,2%

preferisce bollette basse anziché pagare di più per l’ambiente, contro chi è disposto a pagare

36,6% vs 22,3%

famiglie abbienti vs famiglie a basso reddito disposte a pagare di più per la transizione

54,5% / 49,7%

aprono al nucleare di nuova generazione / al ritorno del gas russo