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News8 Luglio 2026 10:22

Rapporto SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) 2026: informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. IL REPORT ISTAT

Roma - Rapporto SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) 2026: informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. IL REPORT ISTAT


Il
Rapporto Istat sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) presenta l’aggiornamento e l’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese, contribuendo alla realizzazione di questo importante progetto globale.  

I 17 SDGs, e gli specifici target in cui sono declinati bilanciano le dimensioni sociale, economica e ambientale, dello sviluppo sostenibile, cui si aggiunge la dimensione istituzionale, offrendo un quadro di riferimento integrato per orientare le azioni volte a promuovere uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile.

La nona edizione del Rapporto accompagna la diffusione di 321 misure statistiche, di cui 301 uniche, cioè non ripetute in più Goal, connesse a 148 indicatori dell’Inter-Agency and Expert Group on SDG Indicators
(UN-IAEG-SDGs) delle Nazioni Unite per il monitoraggio degli avanzamenti dell’Agenda 2030 a livello globale.

A partire dal dicembre 2016, l’Istat rende disponibile la piattaforma informativa per gli indicatori SDGs, che aggiorna due volte all’anno (Figura 1). Dopo l’ampia ristrutturazione condotta lo scorso anno con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la qualità di dati e metadati, questa diciottesima occasione di diffusione, chiusa con le informazioni disponibili al 25 giugno 2026, consolida il Sistema Istat-SDGs nella sua rinnovata configurazione (Figura 2). Rispetto al rilascio di dicembre 2025 sono state aggiornate 203 misure statistiche.

FIGURA 1. MISURE STATISTICHE ISTAT-SDGS E INDICATORI UN-IAEG-SDGS, PER DATA DI DIFFUSIONE

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Le misure identiche agli indicatori richiesti da UN-IAEG sono 120, quelle simili o parziali 105, mentre 96 sono specifiche per il contesto nazionale (Figura 3). È inoltre proseguito l’ampliamento del dettaglio informativo per ciascuna misura, coerentemente con il principio dell’Agenda 2030 “Leaving no one behind”. Le misure condivise con il sistema degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) sono 56.

 

FIGURA 2. MISURE STATISTICHE ISTAT-SDGS E INDICATORI UN-IAEG-SDGS, PER GOAL

 

 

FIGURA 3. MISURE STATISTICHE ISTAT-SDGS, PER TIPOLOGIA E PER GOAL

 

 

La nona edizione del Rapporto arricchisce di nuovi elementi le analisi sull’andamento complessivo delle misure Istat-SDGsrispetto ai target dell’Agenda 2030 in relazione ai vari Goal e rispetto al territorio. Il Capitolo 1 presenta il quadro d’insieme degli SDGs, le tendenze temporali di breve e lungo periodo e un’analisi puntuale del posizionamento delle regioni rispetto alla situazione media nazionale basata sul calcolo delle distanze. Il Capitolo 2, che illustra il dettaglio degli andamenti temporali e territoriali per ciascuno dei 17 Goal, è arricchito anche quest’anno di approfondimenti a cura di studiosi e rappresentanti delle istituzioni che contribuiscono alla produzione dell’informazione statistica per la misurazione dello sviluppo sostenibile. Il Capitolo 3, infine, presenta analisi mirate all’approfondimento comparativo del posizionamento del nostro Paese rispetto all’UE27 e alle principali economie europee.

 

Il Rapporto è accompagnato da infografiche, da un cruscotto per la navigazione tra le misure statistiche e dai relativi file di dati e metadati, disponibili online sul sito https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/benessere-e-sostenibilita/obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/.

 

I progressi verso lo sviluppo sostenibile

A distanza di oltre un decennio dal varo dell’Agenda 2030 e a soli quattro anni dalla scadenza per la sua realizzazione, il tema della sostenibilità si confronta con uno scenario profondamente mutato rispetto a quello in cui gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati definiti. Gli ultimi anni hanno confermato come la transizione verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica non possa essere considerata un percorso lineare, ma debba misurarsi con l’instabilità del contesto internazionale, la permeabilità del quadro economico a shock esogeni e persistenti criticità ambientali e divari sociali.

L’andamento dell’Italia verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile è stato analizzato rispetto all’ultimo anno (evoluzione di breve periodo), a partire da 243 misure statistiche, e rispetto all’ultimo decennio (evoluzione di lungo periodo), basandosi su 221misure statistiche.

Nell’ultimo anno la metà delle misure risulta in miglioramento (51%); oltre un quarto è caratterizzato da stabilità o stagnazione; i peggioramenti riguardano il 24% delle misure. Le variazioni negative sono più frequenti nel Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni), per il peggioramento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’incremento dell’affollamento carcerario; nel Goal 4 (Istruzione), a causa del deterioramento delle competenze degli studenti e della contrazione della quota di giovani laureati; nel Goal 1 (Povertà zero), per il peggioramento delle misure di povertà e deprivazione. All’opposto, il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi) registra avanzamenti per tutte le misure considerate. Quote elevate di miglioramento si osservano anche nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), per l’attenuazione delle disuguaglianze distributive, e 2 (Fame zero), grazie al miglioramento di alcune misure di sostenibilità dell’agricoltura. Le misure ambientali presentano una maggiore inerzia: nel Goal 15 (Vita sulla terra) oltre tre quarti delle misure restano stabili; livelli di stabilità elevati interessano anche i Goal 6 (Acqua) e 14 (Vita sott’acqua; Figura 4).

FIGURA 4. EVOLUZIONE TEMPORALE DI BREVE PERIODO DELLE MISURE STATISTICHE, PER GOAL

 

 

 

Le tendenze dell’ultimo decennio restituiscono un quadro parzialmente positivo ma che sottolinea, nel complesso, l’esigenza di un’accelerazione: il 53,8% delle misure è in miglioramento, l’11,3% in peggioramento, mentre il 34,8% presenta una tendenza non univocamente determinabile.Questa ampia area di misure con tendenza evolutiva incerta riflette la presenza di andamenti discontinui, caratterizzati da fasi alterne di miglioramento e peggioramento, suggerendo una limitata capacità di consolidare i progressi nel tempo. Le tendenze positive risultano più evidenti nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 7 (Energia). Anche i Goal 15 (Vita sulla terra) e 13 (Lotta al cambiamento climatico) mostrano una quota elevata di misure in miglioramento, ma con elementi di incertezza o di criticità: nel Goal 13 pesa una componente ampia di tendenze non determinate, mentre il Goal 15 registra anche la più alta incidenza di misure in peggioramento. Segnali negativi sono più frequenti nei Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), 6 (Acqua) e 11 (Città sostenibili; Figura 5)

 

 

FIGURA 5. EVOLUZIONE TEMPORALE DI LUNGOPERIODO DELLE MISURE STATISTICHE, PER GOAL

Gli andamenti territoriali

L’analisi delle disparità regionali rispetto ai 17 SDGs, effettuata a partire da 146 misure statistiche con riferimento all’ultimo anno disponibile, definisce il posizionamento relativo delle regioni rispetto alla media nazionale e individua ambiti di eccellenza e aree di criticità a livello territoriale.

La lettura dei risultati, articolata secondo la tradizionale tassonomia delle “5P” dell’Agenda 2030, evidenzia una geografia articolata. Le aree People e Prosperity confermano il dualismo territoriale a svantaggio del Mezzogiorno; le aree Planet, Peace e Partnership restituiscono invece una polarizzazione più sfumata e, per molte delle misure dell’area ambientale, risultati relativamente più favorevoli per il Mezzogiorno.

Nell’area People (Figura 6), il Goal 1 (Povertà zero) presenta la variabilità territoriale più ampia: le regioni del Nord, con l’eccezione della Liguria, si collocano sopra la media nazionale, mentre nel Mezzogiorno (con l’eccezione di Molise e Basilicata) emergono criticità, in particolare modo in Campania e Calabria. Il Goal 3 (Salute) mostra invece una distribuzione più bilanciata.I Goal 2 (Fame zero) e 4 (Istruzione) presentano una moderata polarizzazione geografica, più sfumata nel Goal 5 (Parità di genere). Nel Goal 2 si distingue positivamente la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste; nel Goal 4 la Sicilia sconta un ritardo più accentuato.

Nell’area Planet (Figura 7), i Goal 14 (Vita sott’acqua) e 15 (Vita sulla terra) mostrano un andamento più favorevole per il Mezzogiorno rispetto al Nord su tutte le misure, mentre il Goal 12 (Consumo e produzione responsabili) presenta una variabilità contenuta. Differenze più marcate emergono nei Goal 6, 13 e 14, con criticità specifiche legate, tra l’altro, ai servizi idrici e di fognatura in Sicilia (Goal 6), a una maggiore incidenza di popolazione esposta a rischi di frane in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Basilicata (Goal 13) e ai rifiuti marini spiaggiati nel Lazio (Goal 14).

Nell’area Prosperity (Figura 8) si conferma il divario Nord-Mezzogiorno: quasi tutti i Goal segnalano condizioni più favorevoli al Nord e fragilità più accentuate al Sud, con la sola eccezione del Goal 11 (Città sostenibili). Le distanze più rilevanti riguardano il Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), dove Campania, Calabria e Sicilia mostrano marcate vulnerabilità nel reddito e nel rischio di povertà, mentre la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste evidenziano un rischio di povertà sensibilmente minore rispetto alla media del Paese e minori disuguaglianze nella distribuzione del reddito. Nel Goal 7 (Energia), le Province autonome di Bolzano/Bozen e Trento e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste si distinguono positivamente per un maggiore orientamento verso le fonti energetiche rinnovabili; nel Goal 8 i divari più accentuati interessano Calabria e Sicilia, a causa di marcate fragilità occupazionali.

Nell’area Peace e Partnership (Figura 9), il Goal 16 (Peace) mostra valori regionali vicini alla media del Paese, invece il Goal 17 (Partnership) registra eterogeneità più marcate, con ritardi nel Mezzogiorno, soprattutto in Calabria, nell’uso quotidiano e avanzato di Internet.

Il confronto con l’Europa

Le più recenti valutazioni confermano come, nel contesto internazionale, il raggiungimento degli SDGs sia fortemente a rischio. In Europa, la sostenibilità resta centrale nelle politiche comunitarie, in un quadro che cerca di conciliare transizione ecologica, competitività e sicurezza, nel tentativo di contrastare il significativo rallentamento del percorso verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 che rischia di compromettere i risultati raggiunti in numerosi ambiti.

Il posizionamento dell’Italia rispetto all’UE27, nel suo insieme e rispetto alle principali economie europee (Germania, Spagna e Francia), è stato analizzato a partire da una 82 indicatori selezionati dall’EU-SDG indicator set di Eurostat.

Nel 2025 circa la metà degli indicatori (49,0%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media UE27; il 34,0% segnala un vantaggio e il 17,0% un posizionamento prossimo alla media europea. Rispetto al 2015 si osserva un parziale miglioramento: la quota degli indicatori favorevoli era allora pari al 28%, mentre quella degli indicatori sfavorevoli raggiungeva il 54%.

Il profilo più favorevole si osserva nel Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), in cui tutti gli indicatori considerati collocano l’Italia in posizione migliore rispetto alla media UE27(Figura 10). Gli indicatori con valori migliori dell’UE prevalgono anche nei Goal 2 (Fame zero), 5 (Parità di genere), 7 (Energia) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni). Le criticità più marcate emergono invece nel Goal 15 (Vita sulla terra), dove tutti gli indicatori collocano l’Italia in posizione peggiore della media europea, e nei 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 13 (Lotta al cambiamento climatico), 10 (Ridurre le disuguaglianze), 11 (Città sostenibili) e 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), nei quali la quota di indicatori critici è particolarmente elevata.

Principali risultati rilevati in Italia per i 17 Obiettivi SDGs

   

Nel 2024, la povertà assoluta in Italia riguarda circa 5,7 milioni di individui (9,8% del totale dei residenti). L’incidenza rimane stabile quasi ovunque sul territorio nazionale, a eccezione delle Isole dove si registra un aumento significativo (+1,5 punti percentuali rispetto al 2023).  Nel 2025, scende al 22,6% la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale. Il calo è legato alla crescita occupazionale, che riduce di 1 punto percentuale la bassa intensità lavorativa dal 9,2% del 2024 all’8,2% del 2025. Permangono tuttavia profonde disparità territoriali nel rischio di povertà o di esclusione sociale, con un’incidenza nel Mezzogiorno (38,4%) quasi tripla rispetto al Nord (13,1%), nonostante i miglioramenti rilevati in Molise e Calabria e i peggioramenti che hanno interessato Piemonte e Liguria. Nel 2025, il sovraccarico del costo dell’abitazione si attesta al 5,0%, interessando circa 3 milioni di residenti, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente e inferiore alla media UE (7,7%).

Sale al 2,2%, nel 2025, la quota di popolazione affetta da insicurezza alimentare, che raggiunge il 4,9% tra gli stranieri e il 3,9% nelle famiglie con almeno un componente con disabilità. Nel 2025 i bambini da 3 a 5 anni in eccesso di peso sono il 31,1%, in lieve miglioramento per il secondo anno consecutivo. Nel 2024 le coltivazioni biologiche continuano a crescere, superando il 20% della superficie agricola utilizzata, e si riducono le emissioni di ammoniaca del settore agricolo.  Torna a crescere nel 2023 la quota di occupati non regolari in agricoltura (20,8%), che raggiunge il 27,9% nel Mezzogiorno.

Nel 2025 si conferma la maggiore fragilità dei maschi sotto i 5 anni di età rispetto alle femmine, con una probabilità di morte di 3,4 per mille nati vivi rispetto a 2,8. La speranza di vita in buona salute alla nascita nel 2025 si stima pari a 59,1 anni (60,2 per gli uomini e 58,0 per le donne), con un aumento medio rispetto al 2024 di quasi 1 anno di vita in buona salute (+0,4 per gli uomini e +1,4 per le donne). La probabilità di morire tra i 30 e i 69 anni per tumore, diabete, malattie cardiovascolari, si riduce ulteriormente nel 2023 all’8,0%, ma permane una forte disparità di genere e territoriale. Nel 2025 più della metà della popolazione sopra i 65 anni è stata vaccinata per l’influenza, con elevate disparità a livello territoriale.

Nell’anno educativo 2023/2024 i posti disponibili nei servizi per la prima infanzia rispetto al totale dei bambini di 0-2 anni sono pari al 31,6%. La disponibilità resta ancora limitata e con ampi divari territoriali. Nell’anno scolastico 2024/2025, nei diversi gradi di istruzione, le quote di alunni che non raggiungono livelli base di competenza in italiano e matematica sono in peggioramento e aumentano le distanze dai valori
pre-pandemici. Si registra, invece, un costante miglioramento nelle prove di inglese. Il 54,3% delle persone di 16-74 anni ha, nel 2025, competenze digitali almeno di base, un livello distante dalla media UE27 ma in crescita rispetto al 2023. Nel 2025, la quota dei giovani di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado e non inseriti in percorsi di istruzione o formazione è scesa all’8,2%, superando il target europeo per il 2030 (9,0%).

Sostanzialmente stabile, rispetto al 2014, il numero di donne italiane vittime di violenza fisica o sessuale nei cinque anni precedenti l’intervista.Continua anche nel 2024 la crescita dell’offerta di servizi specializzati per la protezione delle donne vittime di violenza, in particolare delle case rifugio. Nel 2025, è stabile al 75,1% il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25- 49 anni con almeno un figlio in età prescolare e delle donne di 25-49 anni senza figli, confermando una situazione di svantaggio per le prime rispetto alle seconde, con un tasso di occupazione rispettivamente del 58,1% e del 77,4%. Nel lungo periodo, è migliorato solo nel Sud mentre è in peggioramento nelle altre ripartizioni geografiche.

Nel 2024, il prelievo di acqua dolce per uso potabile è al minimo, ma l’Italia – con 8,86 miliardi di metri cubi – resta prima nell’UE27 per volume e seconda in termini pro capite. Nel 2024, nei comuni capoluogo di provincia e di Città metropolitana, le reti di distribuzione dell’acqua potabile registrano un calo del volume erogato (233 litri per abitante al giorno, -30 litri rispetto al 2012) e un’efficienza stabile (64,8%). Il numero di comuni capoluogo di provincia e di Città metropolitana interessati da misure di razionamento dell’acqua aumenta da 14 su 109 del 2023 a 17 del 2024. Nel 2025, circa una famiglia su tre non si fida di bere l’acqua del rubinetto e una su 10 lamenta irregolarità nella distribuzione dell’acqua nell’abitazione. Il quadro resta sostanzialmente stabile nel medio periodo.

Nel 2024, l’intensità energetica continua a migliorare in Italia, raggiungendo uno dei livelli più bassi dell’UE27 (73,3 Tep/M€). I consumi finali di energia delle famiglie pro capite sono stabili rispetto al 2023, ma ancora inferiori alla media UE27. La crescita delle fonti energetiche rinnovabili (FER) procede a un ritmo insufficiente rispetto alle traiettorie definite dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Nel 2024, la quota complessiva di FER sul consumo finale lordo di energia raggiunge il 19,4%, sostanzialmente stabile rispetto al 2023. La quota di consumi interni lordi di elettricità coperti da rinnovabili, nel 2024, è ancora in crescita (41,7%), confermando l’elettrico come settore di punta delle FER. In lieve flessione, invece, i settori termico e trasporti. Nel 2025, le immatricolazioni di veicoli elettrici e ibridi (12,7% del totale delleimmatricolazioni) aumentano in misura consistente. Ciò nonostante, la mobilità elettrica risulta insufficiente rispetto agli obiettivi normativi fissati al 2030.

Il Pil italiano per abitante aumenta dello 0,6% nel 2025 a un tasso inferiore alla media dell’UE27 ma superiore a Francia e Germania. Nel 2025 il mercato del lavoro italiano ha continuato a espandersi, pur rallentando rispetto ai precedenti anni, con un aumento del tasso di occupazione (+0,5 p.p.) e una riduzione del tasso di disoccupazione
(-0,4 p.p.). L’Italia resta distante dalla media dell’UE27 del tasso di occupazione. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, rimangono profonde disparità di genere e territoriali: nel 2025 le donne e i residenti nel Mezzogiorno registrano livelli più bassi di occupazione e più alti di disoccupazione, mentre gli uomini e il Nord continuano a mostrare condizioni più favorevoli. Nel 2023, in Italia, il 10% degli occupati totali sono non regolari, in lieve crescita rispetto al 2022
(+0,3 p. p.).

L’intensità di ricerca, data dal rapporto tra spesa in R&S e Pil, in crescita fino al 2020, scende dal 2021 fino all’1,37% nel 2023, valore nettamente inferiore alla media europea (2,26%). Nel periodo 2013-2023, l’intensità di ricerca delle imprese ha aumentato la sua incidenza sul Pil dallo 0,71% del 2013 al picco dello 0,93% nel 2020, per poi ridursi allo 0,80% nel 2023. Crescono nel 2025 le imprese che compiono vendite digitali. Il 15,3% delle imprese con più di 10 addetti ha effettuato vendite dirette online a clienti finali (+1,1 p.p. rispetto al 2024), il 12,1% ha effettuato vendite online al settore pubblico e alle altre imprese (+1,2 p.p. rispetto al 2024). L’incidenza degli occupati in posizioni specializzate nelle ICT sul totale degli occupati scende tra il 2018 e il 2025 dal 3,5% al 3,0%, rimanendo stabile rispetto al 2024. Nel 2024, il complesso del trasporto merci (stradale, ferroviario, marittimo e aereo) si è attestato a 1.694,9 milioni di tonnellate, in crescita rispetto al 2023 di 4,5 punti percentuali.

Nel 2025, il reddito disponibile delle famiglie cresce del 2,4% rispetto all’anno precedente, consentendo un recupero del potere di acquisto (+0,9%). Nel 2024, il 20% della popolazione con redditi più elevati dispone, in media, di 5,1 volte il reddito del 20% più povero, un dato in diminuzione di 0,4 punti rispetto all’anno precedente. Nel 2025, la quota di persone a rischio di povertà in Italia si attesta al 18,6% (circa 10,9 milioni di individui), in calo di 1,3 punti percentuali nell’ultimo decennio. Permangono ampie divergenze territoriali e socio-demografiche: l’incidenza è massima nelle Isole (35,4%) e tra i cittadini stranieri (34,9%).Nel 2024, i nuovi permessi di soggiorno flettono del 12,3% rispetto al 2023, frenati dal calo degli ingressi per studio e famiglia. I regolarmente soggiornanti salgono a 3,8 milioni (+5,6%) e le acquisizioni di cittadinanza (217.448) registrano un lieve incremento (+1,8%), concentrandosi per oltre la metà nel Nord del Paese.

Nel 2024, la quota di comuni capoluogo con elevate concentrazioni di polveri sottili (PM2,5 superiori a 20 microgrammi per metrocubo) scende all’11,0%, dal 25,0% del 2014. Nel 2023, le morti premature attribuibili all’esposizione al PM2,5 diminuiscono a 73 per 100 mila abitanti (86 nel 2022). Nel 2025, hanno registrato un lieve miglioramento rispetto al 2024 le famiglie che dichiarano difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (34,0%), gli studenti che utilizzano abitualmente i mezzi pubblici (28,9%) e gli utenti assidui dei mezzi pubblici (13,9%). Nel 2024, l’offerta complessiva dei servizi di trasporto pubblico locale nei comuni capoluogo resta sostanzialmente stabile (4.699 posti-km per abitante).

Nel 2024, il consumo di materiale interno rimane stabile in rapporto sia al Pil (0,26 tonnellate per migliaia di euro), sia alla popolazione. Il nostro Paese si conferma, per valori particolarmente bassi, tra i primi nell’UE27. Crescono i rifiuti urbani prodotti pro capite rispetto all’anno precedente (+2,3%), ma l’Italia, con 507,7 kg, si mantiene al di sotto della media dell’UE27. Nel 2024, continuano a crescere la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti urbani (rispettivamente +1,0 e +1,5 punti percentuali rispetto al 2023). Il tasso di utilizzo circolare dei materiali raggiunge, nel 2024, il 21,6%, collocando l’Italia tra i paesi più virtuosi nell’UE27.

Nel 2024 le emissioni di gas serra dell’economia italiana continuano a diminuire (-2,8% rispetto all’anno precedente), scendendo sotto il minimo del 2020. Tra le industrie, la fornitura di energia elettrica, gas vapore e aria condizionata, e la manifattura forniscono il contributo maggiore alla riduzione. In aumento le emissioni prodotte dalle famiglie (+3,5%), principalmente a causa di quelle associate al trasporto in conto proprio (+5,2%). Nel 2024 si registrano temperature più elevate rispetto alla media 1991-2020 di 1,04°C a livello globale e di 1,33°C in Italia. Nel 2024, il 2,2% della popolazione residente in Italia è esposta a rischio di frane. Nello stesso anno si sono verificati 15 movimenti sismici di magnitudo uguale o superiore a 4,0. Anche nel 2025 tali eventi sono stati 15, tutti inferiori a magnitudo 5,0. Nel 2024, gli incendi boschivi hanno interessato 1,8 per mille km2 del territorio nazionale.

Nel 2024 stabili rispetto al 2023 i rifiuti marini spiaggiati (252 rifiuti/100 m di spiaggia), in netto calo rispetto al 2015 (518 rifiuti/100 m), ma ancora lontano l’obiettivo dell’Unione europea (20/100 m). Nel 2024, l’11,6% dei mari italiani è tutelato da aree marine protette. In lenta crescita la quota (+1,3 p.p. dal 2018), ma insufficiente rispetto al target dell’UE27 (30% al 2030). Nel 2023, la quota degli stock ittici sostenibili cresce sensibilmente (56%, +17,7 p.p. rispetto al 2022). Nel 2024 la percentuale di acque di balneazione con qualità eccellente resta stabile rispetto al 2023 (90,6%). Il 98% delle acque rispetta gli standard minimi dell’UE27.

Le aree forestali crescono in estensione e densità: nel 2025 coprono il 31,9% del territorio nazionale (+1,7 p.p. rispetto al 2015 e +12,7% di biomassa per ettaro). Aumentano anche le superfici forestali con certificazione di sostenibilità (1,1 milioni di ettari nel 2024; +9% rispetto all’anno precedente), ma la loro estensione è pari solo all’11,1% delle aree forestali, contro una media UE27 del 55,8%. Nel 2024, le aree protette coprono il 21,7% del territorio nazionale (+0,1 p.p. dal 2012). Non si registrano progressi verso l’obiettivo del 30%, da raggiungere entro il 2030 secondo le Strategie europea e nazionale per la biodiversità. Nel 2024, il 42,4% del territorio italiano ha un grado di frammentazione elevato o molto elevato, connesso al consumo di suolo, che limita la capacità degli ecosistemi di sostenere la “vita sulla terra”.

Nel 2024 gli omicidi diminuiscono leggermente (0,56 per 100 mila abitanti) riportandosi al minimo storico del 2022.  Nel 2025 l’indice di affollamento carcerario peggiora (123,8, da 120,6 del 2024), a causa dell’incremento sia della popolazione detenuta italiana sia, in misura inferiore, di quellastraniera. In Italia la durata media dei procedimenti civili scende nel 2025 a 409 giorni (erano 446 nel 2024). La più bassa durata media si riscontra in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (160 giorni), quella più elevata in Basilicata (828 giorni). Nel 2025 la percentuale di popolazione che esprime un giudizio positivo sui servizi anagrafici è in leggera crescita rispetto al 2024 (+1,4 punti percentuali).

Dopo la contrazione del 2023, la quota di Aiuti Pubblici allo Sviluppo (APS) sul reddito nazionale lordo dell’Italia cresce per il secondo anno consecutivo raggiungendo, nel 2025, lo 0,30%, secondo i dati provvisori. La quota di APS destinata ai paesi meno sviluppati sul reddito nazionale lordo nel 2024 torna a crescere fino allo 0,05%. In aumento del 3,9%, nel 2025, le rimesse degli immigrati in Italia verso l’estero (+323 milioni di euro rispetto al 2024) pari a 8,6 miliardi. In Italia, le famiglie residenti in aree coperte da una connessione di nuova generazione ad altissima capacità (Fiber To The Home – FTTH) sono cresciute rapidamente nel corso degli anni, passando dal 23,9% nel 2018 al 77,6% nel 2025.