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News30 Giugno 2026 11:30

Medie imprese industriali italiane. Per il 2026 attesi aumenti di fatturato ed export

Medie imprese industriali italiane. Per il 2026 attesi aumenti di fatturato ed export. Ma l’incertezza globale potrebbe frenare le prospettive di business per oltre 7 imprese su 10: quasi il 90% segnala difficoltà nel reperimento di personale

Restano positive le attese di crescita delle medie imprese, anche se l’incertezza globale frena le prospettive future di sviluppo. Per il 2026 stimano un aumento del 2,5% del fatturato e del 2,7% delle esportazioni. Tuttavia, oltre 7 medie imprese su 10 ritengono che l’aumento dell’incertezza globale possa generare ricavi inferiori nei prossimi 12 mesi rispetto a uno scenario di maggiore stabilità. Forti anche le difficoltà nel reperimento del personale che interessano il 90% circa delle aziende. È quanto emerge nel XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e nel Report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica” realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere presentati oggi a Siena.

Le medie imprese sono una realtà produttiva dinamica sempre più strategica nella nostra economia: producono il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana rappresentando il 15% del valore aggiunto e il 13% sia delle esportazioni sia dell’occupazione complessiva. Nell’arco dei ventinove anni osservati, il segmento è cresciuto per numero di imprese (da 3.377 a 3.491), giro d’affari complessivo (+178,3%), vendite oltreconfine (+290,7%) e occupazione (+47,2%).

In Toscana, il 9% circa delle medie imprese è concentrato nell’area di Siena, dove realizza ricavi pari a 1,1 miliardi di euro, corrispondenti al 10% del totale realizzato dalle aziende regionali di taglia intermedia.

“Le medie imprese industriali italiane restano uno dei pilastri più solidi del nostro sistema produttivo, per capacità competitiva, presenza nelle filiere e apertura ai mercati esteri” ha detto Andrea Prete, Presidente di Unioncamere. “Proprio per questo, l’aumento dell’incertezza internazionale e la volatilità dei costi energetici e delle materie prime non vanno sottovalutati: possono ridurre il potenziale di crescita di queste imprese. Occorre accompagnare questi campioni del made in Italy con politiche industriali, strumenti finanziari e servizi territoriali capaci di rafforzarne resilienza e investimenti”.

“I risultati ottenuti dalle medie imprese manifatturiere italiane negli ultimi trent’anni sono molto positivi, ma restano ancora ampi spazi di miglioramento. Nell’indagine di quest’anno emerge un dato significativo: solo 2 imprese su 10 ritengono di avere strumenti adeguati per affrontare l’incertezza. È un tema centrale per l’imprenditore, perché la capacità di creare profitto nasce proprio dal saper prendere decisioni in contesti incerti. In questa prospettiva, il modello anglosassone propone l’istituzione di un Future Readiness Committee, pensato per supportare il top management nell’analisi degli scenari più complessi e nella definizione delle iniziative necessarie” – sostiene Gabriele Barbaresco, Direttore dell’Area Studi Mediobanca.

“Le medie imprese sono uno dei punti di forza del capitalismo familiare italiano: imprese solide, radicate nei territori e capaci di competere anche sui mercati internazionali” ha detto Giuseppe Molinari, Presidente del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. “La loro competitività futura passerà però dalla capacità di coniugare la continuità del modello imprenditoriale con una trasformazione più profonda, fatta di investimenti nelle tecnologie più avanzate e nel capitale umano. Perché l’innovazione genera valore soprattutto quando le imprese riescono a integrare nuove tecnologie, competenze qualificate e formazione”.

“Oggi le medie imprese italiane, strettamente connesse alle dinamiche geopolitiche globali, devono accelerare la trasformazione interna e abbracciare l’innovazione per rimanere competitive”, commenta Massimo Guasconi, Presidente Camera di commercio di Arezzo-Siena. “Questo salto tecnologico, tuttavia, funziona solo se viaggia di pari passo con la valorizzazione delle competenze e del capitale umano. Come sistema camerale, siamo pronti ad accompagnare le nostre imprese in una sfida che integri continuità e transizione”.

Flessibilità, qualità e brand: le leve per affrontare l’incertezza

Il 73,9% delle medie imprese ritiene che l’attuale contesto internazionale abbia generato un incremento dell’incertezza sull’attività e sulle prospettive di business. Oltre la metà di queste indica la volatilità dei costi energetici e delle materie prime (54,5%) e le tensioni geopolitiche internazionali (53,8%) come principali fattori di rischio. Coerentemente con questo scenario, tra il 2026 e il 2028 il 41% delle Mid-Cap ha in programma di investire in tecnologie Net-Zero.

In questo quadro emerge un modello competitivo fortemente orientato all’adattamento, dove la flessibilità e la personalizzazione dell’offerta rappresentano la leva principale (65,8%). Il posizionamento si fonda soprattutto su asset immateriali, come notorietà e reputazione del brand (53,4%), qualità dei prodotti con capacità di premium pricing (46%), competenze e professionalità del personale (42,4%), affiancati da un crescente ruolo di innovazione e know‑how tecnologico (34,7%). Più marginali le leve tradizionali, come prezzo (21,8%), rete distributiva (13,2%) e sostenibilità (10,5%).

Principali punti di forza segnalati dalle medie imprese (in % delle rispondenti)

Fonte: Area Studi Mediobanca, indagine 2026 (domanda a risposta multipla).

Nonostante il contesto sfidante, le medie imprese nell’ultimo biennio sono riuscite a preservare redditività e margini (66,2%), a rafforzare il posizionamento attraverso il consolidamento del brand (41,5%) e ad ampliare la propria offerta (38,1%).

Esse confermano, inoltre, un’elevata capacità di creazione di valore: nel periodo 2015-2024 hanno generato in media 7,8 mila euro per addetto, con una continuità di performance superiore rispetto ad altri segmenti dimensionali, che hanno registrato anche episodi di distruzione di valore. Questa stabilità evidenzia la maggiore resilienza del modello della media impresa italiana, meno esposto a oscillazioni cicliche.

Le prospettive future restano tuttavia legate anche a fattori esterni: l’81,7% auspica un miglioramento del quadro economico internazionale, insieme alla riduzione dei costi degli input (55,6%) e del carico fiscale sul lavoro (40,7%). Proprio la fiscalità continua a incidere significativamente, con un tax rate medio (26,5%) superiore a quello delle grandi imprese (22%).

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