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News5 Giugno 2026 10:27

Economia italiana, le prospettive Istat. Pil in crescita nel 2026 e 2027 (+0,7%), ma frenano consumi e occupazione. I DATI

Economia italiana, le prospettive Istat. Pil in crescita nel 2026 e 2027 (+0,7%), ma frenano consumi e occupazione. I DATI 

Roma -


Il Pil italiano è atteso in crescita dello 0,
7% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo essere aumentato dello 0,5% nel 2025 (Prospetto 1).L’aumento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 e +0,5 punti percentuali rispettivamente); la domanda estera netta, condizionata in negativo dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi energetici, fornirebbe un contributo negativo nel 2026 (-0,2 p.p.) e nullo nel 2027.
Nel 2026 i consumi delle famiglie e delle ISP sono previsti in decelerazione rispetto all’anno precedente (+0,6% rispetto al +1,1% nel 2025) frenati dallattenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dall’aumento dell’inflazione; nel 2027 la crescita è invece prevista in leggera accelerazione (+0,7). Gli investimenti fissi lordi continuerebbero a crescere, ma con intensità differente nei due anni: l’aumento si attesterebbe al +2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi connessi al PNRR; nel 2027 si determinerebbe una rilevante decelerazione in media d’anno (+0,5%) causata da condizioni di finanziamento meno favorevoli e dal ridimensionamento, a normativa vigente, degli stimoli pubblici.
L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), segnerebbe nel 2026 un rallentamento della dinamica di crescita (+0,7%, dopo il +1,3% del 2025) a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (5,5%, dal 6,1% del 2025); nel 2027 si prevede una decelerazione delle ULA (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione.
Gli andamenti dei prezzi delle materie prime si traslerebberosull’andamento dell’inflazione, attesa in forte risalita nel corso del 2026: il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe, in media d’anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali.
In un quadro internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, i risultati delle previsioni sono più che mai condizionati dalle assunzioni di base. Un elemento chiave è rappresentato dalla durata del conflitto. È stato realizzato un esercizio di simulazione con il modello dell’Istat MeMo-it per valutare come scenario alternativo le conseguenze sull’economia italiana del prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti.

PROSPETTO 1. PREVISIONI PER L’ECONOMIA ITALIANA – PIL E PRINCIPALI COMPONENTI

Anni 2024-2027, valori concatenati per le componenti di domanda; variazionipercentuali sull’anno precedente e punti percentuali

 

2024

2025

2026

2027

Prodotto interno lordo

0,8

0,5

0,7

0,7

Importazioni di beni e servizi fob

-1,0

3,6

1,7

1,8

Esportazioni di beni e servizi fob

-0,4

1,2

1,1

1,7

DOMANDA INTERNA INCLUSE LE SCORTE

0,6

1,3

0,8

0,6

Spesa delle famiglie residenti e delle ISP

1,2

1,1

0,6

0,7

Spesa delle AP

1,5

0,6

0,3

0,4

Investimenti fissi lordi

-3,1

3,5

2,2

0,5

CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEL PIL

 

 

 

 

Domanda interna (al netto della variazione delle scorte)

0,3

1,5

0,9

0,5

Domanda estera netta

0,2

-0,7

-0,2

0,0

Variazione delle scorte

0,3

-0,2

0,0

0,1

Deflatore della spesa delle famiglie residenti

1,7

1,5

2,9

2,0

Deflatore del prodotto interno lordo

2,0

2,0

2,1

1,9

Retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente

2,8

2,6

2,1

2,1

Unità di lavoro

2,2

1,3

0,7

0,4

Tasso di disoccupazione

6,4

6,1

5,5

5,5

Saldo della bilancia dei beni e servizi / Pil (%)

2,1

1,9

1,5

1,5

 

Il quadro internazionale

Ciclo internazionale condizionato dagli effetti della guerra

A partire dai primi mesi del 2026, le conseguenze delle nuove crisi geopolitiche hanno considerevolmente aumentato l’incertezza relativa all’evoluzione del ciclo internazionale: il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo, determinando da un lato attese di rialzi nei tassi di interesse da parte delle banche centrali, dall’altro un deterioramento della fiducia di imprese e famiglie, con possibili conseguenze sull’andamento dei consumi e degli investimenti.

Le principali istituzioni internazionali prevedono un rallentamento dell’economia mondiale che sconta, tuttavia, l’ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto in Medio Oriente. Le più recenti stime della Commissione europea mostrano una decelerazione del tasso di crescita del Pil globale nel 2026 (+2,8%, dal +3,4 del 2025) e una nuova accelerazione nel 2027 (+3,2), una dinamica condivisa sia dalle principali economie avanzate, sia da quelle emergenti (Prospetto 2).

Negli Stati Uniti, nel 2025 la crescita economica è stata sostenuta da robusti investimenti, soprattutto nel settore tecnologico, e dalle condizioni accomodanti della politica monetaria e fiscale. Nell’arco temporale della previsione ci si attende una sostanziale stabilizzazione del tasso di crescita del Pil (+2,2% e +2,1% rispettivamente nel 2026 e 2027, dal +2,1% del 2025); la dinamica è legata a una minore esposizione, rispetto ad altre economie, agli effetti negativi del conflitto in Medio Oriente (gli Stati Uniti sono un esportatore netto di beni energetici), anche se l’inflazione è comunque prevista in crescita. L’aumento dei prezzi dovrebbe incidere negativamente, insieme a una dinamica più contenuta dell’occupazione, sui consumi delle famiglie. Gli investimenti, in particolare nei settori legati alla tecnologia, continueranno a sostenere la crescita, unitamente agli sgravi fiscali previste per gli investimenti dal governo statunitense. Nel 2027, l’atteso calo dei prezzi dell’energia e l’attenuazione dell’impatto dei dazi favorirebbero un rallentamento della dinamica inflazionistica, permettendo alla Federal Reserve il mantenimento di una intonazione neutrale di politica monetaria.

PROSPETTO 2. PRINCIPALI VARIABILI RELATIVE ALL’ECONOMIA MONDIALE

Anni 2025-2027, livelli e variazioni percentuali sull’anno precedente

 

2025

2026

2027

Prezzo del Brent (dollari a barile)

69,0

93,5

82,3

Tasso di cambio dollaro/euro

1,13

1,17

1,17

Prezzo del gas naturale (TTF, euro/MWh)

36,4

41,9

36,0

Commercio mondiale in volume * **

4,5

1,9

3,0

PRODOTTO INTERNO LORDO**

 

 

 

Mondo

3,4

2,8

3,2

Paesi avanzati

2,0

1,7

1,8

USA

2,1

2,2

2,1

Area Euro

1,4

0,9

1,2

Paesi emergenti e in via di sviluppo

4,5

3,7

4,2

Cina

4,9

4,5

4,4

Fonte: Elaborazioni Istat.

*Esportazioni mondiali di beni e servizi in volume

(**): DG-ECFIN Spring Forecasts (2026)

Per l’area euro, l’impatto dell’aumento dei costi energetici, l’inasprimento delle condizioni creditizie e l‘aggravarsi delle incertezze geopolitiche e commerciali determinerebbero una decelerazione del Pil rispetto all’anno precedente (+0,9%, dal +1,4% del 2025). La crescita dell’inflazione dovrebbe frenare i consumi, anche con un aumento del risparmio precauzionale. Per quel che riguarda le imprese, le moderate aspettative di produzione e l’incertezza ridurrebbero il fabbisogno di investimenti; gli elevatiprezzi dell’energia rischiano inoltre di erodere i margini di profitto.Nel 2027, il graduale rientro delle quotazioni sui mercati delle materie prime e la fine delle tensioni geopolitiche costituiscono le premesse per una accelerazione del ritmo di crescita (+1,2%).

Tali andamenti sottendono dinamiche eterogenee nei principali paesi. La Germania, dopo la modesta crescita del 2025 (+0,2%), registrerebbe nel biennio di previsione una accelerazione della dinamica del Pil (+0,6 e +0,9% nel 2026 e 2027), grazie al sostegno della spesa pubblica in consumi, agli investimenti in armamenti e ai trasferimenti all’economia privata. L’aumento dell’inflazione è destinato a erodere il reddito reale delle famiglie e a pesare sul clima di fiducia dei consumatori, frenando la crescita dei consumi privati nel 2026.

Nel 2027 una dinamica più contenuta dei prezzi e l’attenuarsi dell’incertezza dovrebbero tornare a supportare la crescita dei consumi privati. L’aumento della domanda interna stimolerebbe le importazioni attenuando, a fronte di ulteriori difficoltà dal lato dell’export, il contributo della domanda estera alla dinamica del Pil. In Francia si dovrebbe confermare nel 2026 un ritmo di crescita simile all’’anno precedente (+0,8% dopo il +0,9% del 2025), grazie all’apporto delle esportazioni nette, a fronte di una contenuta dinamica dei consumi privati, penalizzati dall’impatto del rialzo dei prezzi energetici sul reddito disponibile. Nel 2027 ci si attende una ripresa (+1,1%), guidata dal settore aerospaziale e dall’aumento degli ordini nell’industria della difesa, in grado di sostenere gli investimenti e le esportazioni nette. Infine, in Spagna la dinamica del Pil nel 2026 rimarrebbe solida ma in rallentamento nel biennio di previsione (+2,4% e +1,9% rispettivamente, dopo il +2,8 del 2025), trainata in larga misura dalla domanda interna, sostenuta dall’andamento positivo del mercato del lavoro e dalla crescita degli investimenti.

Le prospettive per la Cina indicano una graduale moderazione, con una crescita prevista al 4,5% nel 2026 e al 4,4% nel 2027. I consumi rimarrebbero deboli, penalizzati dalla lenta crescita dei redditi, dai risultati non positivi del mercato del lavoro, dall’elevato risparmio precauzionale e dagli effetti negativi sul patrimonio derivanti dalla crisi del mercato immobiliare. La dinamica delle esportazioni rimane incerta a causa del conflitto in Medio Oriente e le crescenti pressioni protezionistiche sui manufatti cinesi.

In linea con le principali istituzioni internazionali, anche in questeprevisioni si assume come scenario di riferimento la fine del conflitto in tempi relativamente brevi. A partire da marzo, gli ostacoli dal lato dell’offerta determinati dal conflitto in Medio Oriente hanno spinto le quotazioni di petrolio su livelli quasi doppi rispetto a quelli dei primi due mesi del 2026 (Figura 1), con picchi che hanno raggiunto i 120 dollari a barile ad aprile. L’incertezza relativa alla fine delle ostilità sosterrà ancora quotazioni elevate del greggio; successivamente, il rientro dei prezzi sarà graduale: le tempistiche sono legate al ritorno alla normalità del traffico navale nello stretto di Hormuz e allariparazione dei danni subiti dalle infrastrutture di estrazione e raffinazione. Nel 2026 si assume un prezzo medio del Brent di 93,5dollari a barile, con una decisa riduzione nel 2027 (-12,0%, pari a un livello di 82,3 dollari a barile).

Gli eventi bellici in medio Oriente hanno avuto ripercussioni anche sui prezzi del gas naturale, pur in misura meno accentuata rispetto al petrolio: l’offerta di questa materia prima dipende molto di più da infrastrutture regionali e contratti locali. Dopo la crisi energetica del 2022, peraltro, l’Europa (e anche l’Italia) ha aumentato gli stoccaggi, diversificato i fornitori, ridotto i consumi industriali. Ciononostante, le quotazioni, soprattutto nel mese di marzo, hanno subito sensibili rialzi, per poi flettere leggermente. Per il 2026, si prevede un prezzo medio del gas naturale in rialzo rispetto al 2025 (+15,2%, pari a un livello di 41,9 euro per MWh), e il ritorno l’anno successivo sui livelli medi prevalenti del 2025 (36 euro per MWh).

Per quanto riguarda gli scambi internazionali, nel 2026 gli effetti del conflitto in Medio Oriente determinerebbero un forte ridimensionamento del commercio mondiale in volume (+1,9%, dopo il +4,5% del 2025), con il ritorno ad un tasso di crescita più sostenuto nel 2027 (+3,0%).

Nei primi mesi del 2026, il tasso di cambio nominale dell’euro rispetto al dollaro (1,13 il valore medio nel 2025) ha mostrato una tendenza al rafforzamento, spinto principalmente dalle dinamiche geopolitiche (1,17 dollari per euro, in media tra gennaio e maggio).Nell’orizzonte di previsione si assume una ipotesi tecnica di stabilità sui livelli dei primi quattro mesi del 2026; si determinerebbe quindi un apprezzamento della valuta europea del 3,8% rispetto alla media del 2025, con una variazione nulla nel 2027 (Prospetto 2).

Congiuntura economica nei primi mesi del 2026 e previsioni per l’economia italiana

Nel primo trimestre del 2026 l’economia italiana ha mostrato una buona capacità di tenuta nonostante il deterioramento del quadro internazionale, registrando una crescita del Pil pari allo 0,3% in termini congiunturali (+0,8% in termini tendenziali). Le esportazioni hanno rappresentato la componente più dinamica (+2,2% su base congiunturale); in crescita anche gli investimenti (+0,7%) e i consumi delle famiglie residenti e delle ISP (+0,5%); in calo invece le importazioni (-0.7%).

La crescita è stata quindi sostenuta sia dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,3 punti percentuali) sia, soprattutto, dalla domanda estera netta (+0,9 punti percentuali). Il supporto di questa componente, tuttavia, è destinato ad attenuarsi nel prosieguo dell’anno con il rallentamento del commercio mondiale (Figura 2).

Dal lato dell’offerta, nel primo trimestre 2026 si sono registrate variazioni congiunturali nulle del valore aggiunto nell’industria,mentre i servizi hanno evidenziato un leggero incremento (+0,4%). Le costruzioni sono in calo (-0,3% in termini congiunturali); in leggera crescita, invece, l’industria in senso stretto (+0,1%). Tra i servizi, in espansione quelli in comunicazione ed informazione e le attività immobiliari (rispettivamente +1,1% e +1,3%); in contrazione, invece, le attività finanziarie e assicurative (-1,3%).

Ai segnali congiunturali positivi osservati nei primi mesi dell’anno è seguito, tuttavia, un rapido deterioramento del quadro internazionale. In tale contesto, a maggio 2026 il sentiment degli operatori economici ha mostrato un andamento divergente: da un lato la fiducia dei consumatori si rafforzata, dopo il marcato rallentamento registrato tra marzo e aprile; dall’altro è proseguito il deterioramento del clima di fiducia delle imprese, in particolare nellecostruzioni e nei servizi di mercato. In controtendenza, la fiducia del commercio al dettaglio è risultata in aumento.

Nello scenario previsivo, il quadro internazionale risultacaratterizzato dagli effetti negativi del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi energetici, che contribuirebbero a mantenere elevata l’incertezza e a rallentare il commercio mondiale, con conseguenti pressioni al rialzo sull’inflazione.

Nel biennio di previsione, l’economia italiana continuerebbe tuttavia a beneficiare della tenuta della domanda interna, seppure in rallentamento rispetto al 2025. I consumi delle famiglie, nonostante il rialzo dei prezzi, sarebbero sostenuti dall’aumento del reddito disponibile e dal favorevole andamento del mercato del lavoro, pur risentendo della minore crescita delle retribuzioni reali.

Gli investimenti continuerebbero a essere sostenuti, nel corso del 2026, dall’avanzamento degli interventi finanziati dal PNRR e dalla componente infrastrutturale pubblica; nella parte finale dell’anno, tuttavia, l’aumento dei costi energetici e finanziari e il permanere di condizioni di elevata incertezza determinerebbero una bruscacontrazione. Nel 2027, la dinamica trimestrale degli investimenti registrerebbe ritmi di crescita più sostenuti, coerentemente con il diradarsi dell’incertezza relativa al quadro internazionale e alla ripresa della domanda estera.

In questo contesto, il Pil italiano crescerebbe dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027. In entrambi gli anni il principale contributo alla crescita proverrebbe dalla domanda interna (+0,9 p.p. nel 2026 e +0,5 p.p. nel 2027), mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto lievemente negativo nel 2026 (-0,2 p.p.) e nullo nel 2027. Il mercato del lavoro manterrebbe un profilo favorevole, sebbene con ritmi di crescita dell’occupazione più contenuti rispetto agli anni precedenti. L’inflazione (qui approssimata dal deflatore dei consumi privati), dopo il brusco rialzo osservato nei mesi di aprile e maggio, si attesterebbe in media al 2,9% nel 2026 per poi ridursi al 2,0% nel 2027. In tale scenario, il saldo della bilancia commerciale continuerebbe a mantenersi positivo lungo l’intero orizzonte previsivo (+1,5% in entrambi gli anni).

Dinamica dei consumi in rallentamento nel 2026

In Italia nel 2025 i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,9%. La crescita del Pil è stata principalmente sostenuta dalla spesa delle famiglie residenti e delle ISP, con un contributo di +0,6 punti percentuali. La spesa per consumi finali delle famiglie residenti è cresciuta in volume dell’1,0%, in leggera decelerazione rispetto all’anno precedente (+1,3% nel 2024). Sul territorio economico, la crescita della spesa è stata sostenuta in misura pressoché analoga dai consumi di servizi e da quelli di beni, aumentati rispettivamente dell’1,0% e dello 0,9%.

La spesa delle Amministrazioni pubbliche ha contribuito per +0,1 punti alla crescita del PIL nel 2025.

La spesa delle Amministrazioni pubbliche ha contribuito per +0,1 punti alla crescita del PIL nel 2025. Nel 2024, l’incidenza sul Pil della spesa pubblica per l’educazione in Italia è stata pari al 4,0%, risultando inferiore, come anche per Spagna (4,1%) e Germania (4,5%), al 4,8% della media Ue27.

Considerando le categorie di spesa in istruzione definite dalla classificazione COFOG99, l’incidenza sul Pil della spesa in istruzione secondaria in Italia (1,8%) è superiore alla media europea (1,7%) cosi come quella relativa alla spesa in istruzione post-secondaria non terziaria (0,1% rispetto allo 0,0% della media europea); un valore lievemente inferiore ma allineato con gli altri principali paesi Ue si rileva per la spesa in istruzione pre-primaria e primaria (1,4% rispetto all’1,7% della media europea) mentre il divario più ampio si riscontra nell’istruzione terziaria (0,4% rispetto allo 0,8% della media europea).

Anche nel primo trimestre del 2026 il contributo dei consumi finali nazionali alla crescita congiunturale del PIL è rimasto positivo, seppure più contenuto: la spesa delle famiglie residenti e delle ISPha fornito un apporto di +0,3 punti percentuali (+0,5% la crescita su base congiunturale), mentre quella delle Amministrazioni Pubbliche ha avuto un contributo nullo. La spesa per consumi finali nazionali è cresciuta dello 0,4% su base congiunturale, in accelerazione rispetto ai tre mesi precedenti, attestandosi su un ritmo analogo a quello di Germania e Spagna, rispettivamente +0,4% e +0,5%, e superiore alla dinamica della Francia, dove i consumi sono rimasti stazionari. In particolare, in Italia, la spesa delle famiglie residenti e delle ISP è aumentata dello 0,5%, mentre quella delle AP rimasta stazionaria.

Nel 2026 i consumi delle famiglie e delle ISP sono previsti decelerare allo 0,6%, dopo l’1,1% del 2025, risentendo di un quadro ancora prudente per le decisioni di spesa. Pur in presenza di un aumento del reddito disponibile, la dinamica delle retribuzioni pro capite si attenua e il deflatore dei consumi delle famiglie accelera, comprimendo il potere d’acquisto reale. A ciò si aggiunge un clima di fiducia ancora fragile: nonostante il recupero di maggio, l’indice resta sotto i livelli dei primi mesi dell’anno, dopo il forte calo registrato tra marzo e aprile (Figura 3). Le tensioni in Medio Oriente e i rischi di nuovi rincari energetici contribuiscono quindi a mantenere elevata la cautela delle famiglie. Nel 2027 si prevede una crescita appena più sostenuta (+0,7%). La spesa delle Amministrazioni pubbliche mantiene un contributo positivo lungo l’intero orizzonte previsivo: la crescita è attesa ridursi al +0,3% nel 2026 (+0,6% nel 2025), segnalando un orientamento più contenuto della domanda pubblica. Nel 2027 si osserva un lieve recupero(+0,4%) insufficiente, tuttavia, a riportare la dinamica sui ritmi del biennio precedente.

Incertezza e fine del sostegno pubblico pesano sulla dinamica degliinvestimenti

Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 3,5%, registrando una crescita superiore a quella osservata in Francia (+0,5%) e Germania (-0,2%) e inferiore soltanto a quella della Spagna (+5,8%). L’andamento favorevole è proseguito anche nei primi mesi del 2026: nel primo trimestre gli investimenti hanno segnato un incremento dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, al netto dei fattori stagionali e di calendario, collocandosi tra le dinamiche più vivaci dei principali paesi dell’Area euro. Nello stesso periodo la crescita è risultata più contenuta in Spagna (+0,3%), mentre Francia e Germania hanno registrato una contrazione (rispettivamente -0,6% e -1,5%).

Nel corso del 2026 gli investimenti continuerebbero a beneficiare dell’avanzamento degli interventi finanziati dal PNRR. Nella seconda parte dell’anno tuttavia, la riduzione degli incentivi pubblici,l’aumento dei costi energetici, una intonazione più restrittiva della politica monetaria e il permanere di condizioni di elevata incertezzadeterminerebbero una brusca contrazione; nel 2027, si tornerebbe a una dinamica trimestrale più vivace, che beneficerebbe del diradarsi dell’incertezza relativa al quadro internazionale e alla ripresa della domanda estera, ma il dato annuo sconterebbe un effetto di trascinamento negativo della parte finale del 2026.

Nel complesso, gli investimenti fissi lordi continuerebbero quindi a crescere nel biennio di previsione, ma con intensità differenti nei due anni: l’aumento si attesterebbe al +2,2% per poi rallentare a +0,5% nel 2027.

Scambi con l’estero in decelerazione

Le esportazioni di beni e servizi, nonostante le restrizioni al commercio imposte dalla politica tariffaria statunitense, hanno mostrato nel corso del 2025 una sostanziale resilienza, con un incremento del 1,4% (dati destagionalizzati e corretti per effetti di calendario, valori concatenati con base 2020) rispetto all’anno precedente; le importazioni, invece, sono cresciute dell’3,9%. Nel primo trimestre del 2026, inoltre, le esportazioni hanno continuato ad espandersi (+2,2% su base congiunturale) mentre, al contrario, le importazioni hanno evidenziato una contrazione (-0,7%).

Le conseguenze della guerra tra Stati Uniti e Iran, che sta determinando forti difficoltà agli scambi commerciali e effetti reali negativi sulla crescita delle economie mondiali e sull’inflazione, si traducono, come visto, in un forte rallentamento degli scambi internazionali. In questo contesto, anche le esportazioni di beni e servizi italiane dovrebbero sperimentare un andamento molto contenuto, con un incremento medio annuo del 1,1%. Le importazioni registrerebbero una crescita leggermente più vivace (+1,7%); il contributo alla crescita della domanda estera nettasarebbe quindi negativo per 2 decimi di punto.

Per il 2027, la risoluzione del conflitto e la conseguente ripresa del ciclo internazionale favorirebbero il ritorno a un sentiero di crescita leggermente più dinamico sia delle esportazioni (+1,7%) sia delle importazioni (+1,8%); ne consegue, per il 2027, un contributo nullodella domanda estera netta alla crescita del prodotto.

FIGURA 3. CONSUMI DELLE FAMIGLIE RESIDENTI E CLIMA DI FIDUCIA DEI CONSUMATORI. Valori concatenati e indici, base 2021=100

FIGURA 4. INFLAZIONE AL CONSUMO PER AGGREGATI SPECIALI. Dati mensili, variazioni tendenziali

Fonte: Istat

Fonte: Istat

Mercato del lavoro meno dinamico

Nei primi mesi del 2026 il mercato del lavoro ha continuato a fornire indicazioni positive; nel primo trimestre l’occupazione è cresciuta su base tendenziale (+0,3%, pari a +67mila unità) portando il tasso di occupazione al 62,7% (+0,2 punti). Risulta in calo la disoccupazione (-7,6%, pari a -110mila unità) con il tasso di che si è attestato al 5,3% (-0,4 p.p. rispetto al trimestre precedente) ma è in crescita l’inattività (+0,4% pari +44mila unità) con il tasso che è salito al 33,7% (+0,1 punti). Ad aprile, dopo la stabilità registrata a marzo, l’occupazione è tornata a crescere (+0,5% rispetto al mese precedente, +123mila occupati), portando il tasso di occupazione al 63,1% (+0,3 punti). Nello stesso mese risultano in calo sia il tasso di disoccupazione, che si è attestato al 5,1% (-0,1 p.p. rispetto al mese precedente), sia quello di inattività, che è sceso al 33,4% (-0,3 punti).

Per i prossimi mesi, tuttavia, le inchieste segnalano prospettive meno brillanti; le attese sull’occupazione peggiorano, a maggio 2026, nei settori Costruzioni, Servizi di mercato e manifatturiero. Si osserva un miglioramento esclusivamente nel settore Commercio al dettaglio.

Nel primo trimestre 2026 l’indice delle retribuzioni contrattuali orarieè risultato in crescita sia su base congiunturale (+0,8%), sia tendenziale (+2,6%); quest’ultima mostra tuttavia un rallentamento, a partire dal primo trimestre del 2025 (quando l’incremento era stato del +3,9%) pur mantenendosi al di sopra del tasso di inflazione. La decelerazione della dinamica salariale è comune a tutti i comparti, con la sola eccezione della pubblica amministrazione (l’incremento era pari a +1,7% nel primo trimestre 2025).  

Nel primo trimestre del 2026, prosegue il lento calo del tasso di posti vacanti, ad indicare una fase di rallentamento della domanda di lavoro espressa dalle imprese. Per il complesso delle imprese con dipendenti il tasso destagionalizzato di posti vacanti si attesta all’1,7% (-0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente).

La dinamica dei dati congiunturali è alla base del peggioramento delle aspettative occupazionali evidenziato nelle previsioni, con un indebolimento della domanda nei settori ciclici, in particolare nella manifattura. Tuttavia, la dinamica ancora favorevole degli investimenti, delle esportazioni e dei servizi suggerisce che il rallentamento del mercato del lavoro potrebbe risultare più graduale e settorialmente differenziato, attenuando il rischio di un deterioramento diffuso e immediato delle condizioni occupazionali.

In questo scenario la crescita delle ULA registrerebbe nel biennio di previsione un sostanziale rallentamento (rispettivamente pari a +0,7% e +0,3%, dal +1,3% del 2025). Il tasso di disoccupazione dovrebbe segnare un ulteriore lieve miglioramento nel 2026 (5,5% da 5,7% nel 2025), per poi stabilizzarsi nel 2027.

I rialzi dei beni energetici trainano l’inflazione

La trasmissione dei rincari delle materie prime energetiche sui prezzi al consumo si è manifestata già dal mese di aprile: la variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA) è passata dal +1,4% medio del primo trimestre al +2,8%, con un successivo rafforzamento a maggio (dato preliminare) al +3,3%.

L’inflazione acquisita per il 2026 risulta pari a 2,9% (2,6% nella media dell’area euro).

Il rialzo dell’inflazione IPCA è da attribuire principalmente ai forti incrementi dei prezzi dei beni energetici (+9,3% in aprile e +12% in maggio) e degli alimentari (+2,9% e +2,8%) (Figura 4). L’inflazione di fondo (al netto quindi degli elementi più volatili come gli energetici e gli alimentari non trasformati) è stata pari all’1,6% in aprile e 1,8% in maggio, più bassa rispetto alla media dei primi tre mesi dell’anno (2,1%); l’acquisito per il 2026 risulta pari a +1,9%. Le attese di rialzo dell’inflazione da parte dei consumatori nei prossimi 12 mesi (rispetto ai 12 mesi precedenti) si riducono a maggio dopo tre incrementi: la quota di coloro che si attendono un rialzo scende (dal 69,4% di aprile al 57,8%), mentre aumenta la quota di chi si attende una riduzione (dal 21,8% al 28,9%). Tra le imprese, rimaneprevalente la quota di unità che dichiara l’intenzione di mantenere stabili i listini nei successivi tre mesi (69,9% in manifattura, 76,2% nelle costruzioni, 84,4% nei servizi di mercato e 72,7% nel commercio

Dato il quadro internazionale in continua evoluzione, le prospettive sull’andamento dell’inflazione nel biennio di previsione sono strettamente legate sia alla durata dei rialzi delle quotazioni delle materie prime energetiche, sia alla velocità e alla persistenza della traslazione di queste ultime alle varie componenti dell’indice dei prezzi. Per il deflatore dei consumi delle famiglie si prevede nel 2026 una crescita del 2,9% in media annua, con una discesa al 2% nell’anno successivo; la forte incidenza della componente importata sulla dinamica dell’inflazione determina, invece, un andamento del deflatore del Pil più contenuto (+2,1 e +1,9% rispettivamente nel 2026 e 2027).

 

Revisioni del precedente quadro previsivo

L’attuale scenario previsivo fornisce per il 2026 un aggiornamento delle stime già diffuse a dicembre 2025 e presenta quelle relative al 2027.

Con riferimento all’anno corrente, si segnala una forte revisione al rialzo del prezzo del Brent (+29,5 dollari a barile) rispetto alle ipotesi formulate nel precedente esercizio, mentre il commercio mondiale è ora meno dinamico (-0,3 p.p.).

Tali revisioni hanno portato a un ridimensionamento del commercio estero dell’Italia, con una riduzione nel 2026 del tasso di crescita per le importazioni e le esportazioni (rispettivamente per -0,7 p.p. e -0,5 p.p.); anche la componente interna risulta più debole, con una revisione al ribasso sia della crescita degli investimenti, sia dei consumi privati (rispettivamente -0,5 p.p. e -0,3 p.p.). L’insieme di queste modifiche ha determinato una minore crescita del Pil (-0.1p.p.), guidata da una riduzione del contributo della domanda interna (-0.2 p.p.), ma bilanciata da un aumento del contributo delle scorte (+0,1 p.p.)

L’andamento positivo del mercato del lavoro nei primi mesi dell’annoe la recente dinamica del prezzo dei beni energetici, unitamente alle relative tendenze ipotizzate nell’arco del 2026, hanno generato, rispettivamente, una riduzione della stima del tasso di disoccupazione (-0,6 p.p. rispetto alle previsioni dicembre) e un aumento del deflatore dei consumi e del Pil (rispettivamente per +1,5 p.p. e +0,3 p.p).

Uno scenario alternativo

In un quadro internazionale come quello attuale, caratterizzato da tensioni geopolitiche in grado di incidere in misura così ampia sull’andamento delle economie nei prossimi mesi, i risultati delle previsioni sono più che mai condizionati dalle assunzioni di base; in questo caso l’elemento chiave è rappresentato dalla durata del conflitto. Il prolungarsi degli eventi bellici da un lato incide negativamente sulle aspettative degli operatori economici, dall’altro ritarda il ritorno alla normalità per il traffico navale nello stretto di Hormuz, continuando a mantenere le quotazioni delle materie prime su livelli ancora elevati. Si è quindi svolto un esercizio di simulazione con il modello dell’Istat MeMo-it per valutare le conseguenze sull’economia italiana del prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti; in particolare si è ipotizzato un prezzo del Brent più elevato rispetto a quello dello scenario base e pari, nella media del 2026, a 113,5 dollari a barile (+21,4%) e a 97,5 dollari nel 2027 (+18,5%). Per il gas naturale, si è invece ipotizzato un rialzo leggermente più contenuto rispetto a quello del Brent, sulla scia degli andamenti osservati negli ultimi mesi; per il 2026la quotazione si attesterebbe a 47 euro per MWh (+12,2% rispetto allo scenario base) e a 39,6 euro nel 2027 (+10%).

Sulla base di queste ipotesi, la dinamica di crescita del Pil italiano nel 2026 sarebbe inferiore, rispetto allo scenario base, di 0,1 decimi di punto nel 2026 e di 0,3 decimi nel 2027. Il permanere di quotazioni elevate delle materie prime determinerebbe maggiori effetti inflazionistici: il deflatore dei consumi privati registrerebbe nel 2026 incrementi di 0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base, mentre nel 2027 la dinamica dei prezzi sarebbe superiore per 0,5punti. Infine, gli effetti sul mercato del lavoro sarebbero trascurabili:nel 2026 non si registrerebbero differenze rispetto allo scenario base mentre nel 2027 si determinerebbe una minor crescita delle unità di lavoro di 0,1 punti.

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