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News23 Marzo 2026 10:19

La competitività dei settori produttivi italiani: i dati ISTAT, nel 2025 crescita debole ma resiliente

Una forte instabilità dovuta a diversi shock: dalla pandemia alla guerra in Ucraina, fino alle nuove tensioni geopolitiche e, soprattutto, all’introduzione di politiche protezionistiche da parte degli Stati Uniti nel 2025. Questi dazi rappresentano uno degli elementi centrali dell’analisi, perché incidono direttamente sugli scambi commerciali e sulla competitività del sistema produttivo italiano.

Nel complesso, l’economia italiana nel 2025 mostra una crescita debole ma resiliente. Dopo un primo semestre stagnante, si registra un leggero miglioramento nella seconda parte dell’anno. Tuttavia, l’industria resta sostanzialmente ferma, mentre i servizi crescono moderatamente. L’incertezza internazionale ha pesato sulle decisioni delle imprese, frenando investimenti e fiducia.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il commercio estero, che continua a essere un punto di forza dell’Italia. Le esportazioni e le importazioni crescono entrambe, mantenendo un saldo commerciale positivo. In particolare, l’Italia si distingue tra i principali paesi europei per l’aumento delle esportazioni verso gli Stati Uniti, nonostante l’introduzione dei dazi, mentre altri paesi registrano cali. Questo dato evidenzia una certa capacità di adattamento del sistema produttivo italiano.

Tuttavia, questa forte apertura internazionale rappresenta anche un elemento di rischio. L’Italia è infatti uno dei paesi europei più esposti ai mercati extra-UE, in particolare agli Stati Uniti, che assorbono una quota significativa dell’export. Ciò significa che eventuali shock esterni o tensioni commerciali possono avere effetti più marcati sulla crescita economica nazionale.

L’impatto dei dazi statunitensi, analizzato nel dettaglio, risulta complessivamente negativo ma contenuto. Le esportazioni italiane non crollano, ma crescono meno di quanto avrebbero fatto in assenza delle misure protezionistiche. Gli effetti variano molto tra settori: alcuni, come la farmaceutica, continuano a espandersi, mentre altri, come mobili o alcuni prodotti manifatturieri tradizionali, risultano più penalizzati.

Parallelamente, emerge un altro fenomeno importante: l’aumento delle importazioni dalla Cina. Le tensioni commerciali globali hanno infatti favorito una redistribuzione dei flussi commerciali, con una maggiore presenza dei prodotti cinesi nel mercato italiano. Questo accresce la concorrenza per le imprese nazionali e aumenta la dipendenza da forniture estere, soprattutto per beni intermedi e strategici.

Il tema della dipendenza dalle importazioni strategiche è infatti centrale nel rapporto. Circa un quinto delle importazioni italiane riguarda beni considerati strategici (energia, componenti industriali, prodotti farmaceutici). Una parte significativa di queste proviene da paesi con elevato rischio geopolitico, il che espone l’Italia a possibili interruzioni delle forniture.

A livello microeconomico, il rapporto evidenzia il ruolo cruciale delle imprese multinazionali, che dominano gran parte degli scambi internazionali italiani. Queste imprese sono più resilienti agli shock, ma contribuiscono anche a concentrare i flussi commerciali in pochi grandi attori.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’economia fortemente orientata all’export, che ha beneficiato della globalizzazione ma che oggi deve confrontarsi con un contesto più instabile e frammentato. Questo porta a due possibili direzioni strategiche: da un lato, rafforzare il ruolo del mercato unico europeo, sfruttandone meglio le opportunità; dall’altro, diversificare i partner commerciali, puntando su nuove aree in crescita come India e paesi del MERCOSUR.

In conclusione, il rapporto sottolinea che la competitività dell’Italia dipenderà sempre più dalla capacità di adattarsi a un mondo meno globalizzato e più incerto, riducendo le vulnerabilità legate alle dipendenze esterne e rafforzando la propria presenza nei mercati internazionali.

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www.pminews.eu

www.istat.it