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News17 Marzo 2026 13:08

Urbanizzazione, città e aree funzionali: l’evoluzione del territorio italiano

Il report dell’Istat sulle geografie funzionali per l’analisi territoriale rappresenta un importante passo avanti nel modo di leggere il territorio italiano, superando i semplici confini amministrativi e adottando criteri condivisi a livello europeo. L’obiettivo è comprendere meglio come le persone vivono, lavorano e si spostano, collegando le caratteristiche dei luoghi a dimensioni fondamentali come lavoro, servizi, ambiente e qualità della vita.

Uno degli strumenti principali è il grado di urbanizzazione, che divide i Comuni in tre categorie: zone densamente popolate, zone a densità intermedia e zone rurali. In Italia emerge un quadro equilibrato ma differenziato: circa un terzo della popolazione vive in aree molto urbanizzate, la quota maggiore (oltre il 45%) in aree intermedie, mentre le zone rurali, pur rappresentando la maggioranza dei Comuni, ospitano meno del 20% degli abitanti. Questo evidenzia una forte concentrazione della popolazione nelle aree urbane e periurbane.

Dal punto di vista territoriale, esistono marcate differenze regionali: regioni come Campania e Lazio risultano altamente urbanizzate, mentre aree montane o interne, come Molise e Basilicata, hanno una forte presenza di territori rurali. Questo riflette sia la conformazione geografica sia le opportunità economiche e infrastrutturali disponibili.

Il documento introduce poi il concetto di “Città” secondo criteri europei, che non coincidono necessariamente con i confini amministrativi, ma si basano sulla reale concentrazione della popolazione. In Italia le città così definite sono 89, in leggero aumento rispetto al passato, e cresce anche il numero delle cosiddette “città estese”, cioè sistemi urbani che includono più Comuni contigui. Questo fenomeno riflette l’espansione delle grandi aree metropolitane.

Un altro elemento centrale è quello delle Zone urbane funzionali (FUA), cioè le città insieme alle aree circostanti da cui provengono i pendolari. In Italia sono 83 e comprendono quasi il 60% della popolazione, pur occupando una parte limitata del territorio. Ciò evidenzia il ruolo dominante delle aree urbane come poli di attrazione economica e lavorativa. Tuttavia, molte di queste aree hanno dimensioni ridotte, soprattutto nel Mezzogiorno, dove i sistemi urbani risultano meno sviluppati e meno integrati.

Interessante è anche il fenomeno del policentrismo, cioè la presenza di più città vicine e interconnesse da flussi di pendolarismo significativi (come nel caso di Roma con alcuni centri limitrofi, o di Bari e Catania con città vicine). Questo indica che in alcune aree il sistema urbano funziona come una rete piuttosto che come un unico centro dominante.

Dal punto di vista demografico, le FUA mostrano una maggiore capacità di attrarre popolazione rispetto al resto del Paese, anche se la crescita è concentrata soprattutto nel Centro-Nord, mentre nel Sud prevalgono dinamiche di declino.

Infine, il report analizza le zone costiere, che risultano più dinamiche dal punto di vista demografico rispetto alle aree interne. In generale, i Comuni vicini al mare perdono meno popolazione e, in alcuni casi, crescono, soprattutto nel Centro Italia. Al contrario, le aree interne e più lontane dai servizi continuano a spopolarsi, evidenziando un forte squilibrio territoriale.

www.pminews.eu

www.istat.it