L’analisi confronta i redditi delle famiglie prima e dopo l’intervento pubblico per capire quanto lo Stato riesca a ridurre le disuguaglianze economiche.
In Italia la disuguaglianza dei redditi è molto più elevata prima dell’intervento pubblico. Il reddito primario, cioè quello derivante dal mercato (lavoro, capitale e impresa), presenta un indice di Gini pari a circa il 47,3%. Dopo l’applicazione di imposte, contributi e trasferimenti sociali, il valore scende al 31,2%. Questo significa che il sistema di tasse e benefici riduce la disuguaglianza di circa 16 punti percentuali. L’effetto redistributivo è più forte nel Mezzogiorno, dove le differenze di reddito iniziali sono più marcate rispetto al Centro e al Nord.
Una parte molto importante della redistribuzione è svolta dai trasferimenti pubblici, come pensioni e prestazioni sociali. Le pensioni rappresentano la quota principale dei trasferimenti monetari e sono particolarmente rilevanti per le famiglie con redditi più bassi, per le quali costituiscono spesso la principale fonte di reddito. Per le famiglie con redditi più alti, invece, la maggior parte delle entrate proviene dal reddito da lavoro o da altre attività economiche. Anche il sistema fiscale contribuisce alla redistribuzione, in particolare attraverso l’Irpef, che è un’imposta progressiva: l’incidenza aumenta al crescere del reddito e quindi le famiglie più ricche pagano proporzionalmente di più.
Nel 2025 sono state introdotte alcune modifiche alle politiche fiscali e sociali. Tra queste c’è il passaggio dalla decontribuzione per i lavoratori dipendenti a due nuove misure fiscali: un bonus per chi ha redditi più bassi e una detrazione per chi ha redditi tra 20 mila e 40 mila euro. Questo cambiamento ha coinvolto circa 13,4 milioni di famiglie. In media il reddito annuo è aumentato di circa 95 euro, ma l’effetto non è uniforme: circa 6,3 milioni di famiglie hanno registrato un aumento medio di circa 365 euro, mentre altre 7,1 milioni hanno subito una piccola riduzione del reddito. Nel complesso l’impatto è piuttosto limitato.
Un’altra misura riguarda il sostegno alle lavoratrici madri. L’esonero contributivo totale previsto negli anni precedenti è stato in parte sostituito da un bonus mensile di 40 euro destinato ad alcune categorie di madri lavoratrici. Questa modifica ha interessato circa 900 mila famiglie. Per circa la metà di esse si registra un aumento medio del reddito di circa 415 euro annui, mentre per l’altra metà si stima una perdita superiore ai mille euro all’anno, soprattutto tra le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato che in precedenza beneficiavano dell’esonero contributivo totale.
Il documento analizza anche gli effetti delle misure legate alla natalità, come l’aggiornamento degli importi dell’Assegno Unico e Universale, le modifiche al bonus asilo nido e l’introduzione del bonus per i nuovi nati. Questi interventi producono nel complesso un aumento medio di circa 120 euro annui per oltre 6 milioni di famiglie, cioè circa il 22,6% delle famiglie residenti in Italia. Il miglioramento del reddito risulta leggermente più elevato nelle fasce centrali della distribuzione dei redditi.
Particolare rilevanza hanno anche le modifiche alle misure di contrasto alla povertà, in particolare all’Assegno di Inclusione e al Supporto per la Formazione e il Lavoro. Con l’innalzamento delle soglie ISEE e l’aumento degli importi dei benefici, circa un milione di famiglie riceve un incremento medio del reddito disponibile superiore ai 1.300 euro annui. Quasi tutte queste famiglie appartengono alla fascia più povera della popolazione e per loro il reddito familiare aumenta in media di circa il 10%.
Il rapporto considera inoltre le misure di sostegno alle spese energetiche, come l’aggiornamento dei bonus sociali per luce e gas e l’introduzione di un bonus straordinario di 200 euro. Questi interventi determinano un aumento medio di circa 168 euro annui per quasi il 30% delle famiglie italiane, con benefici concentrati soprattutto tra i redditi medio-bassi.
Se si considerano tutte le misure introdotte nel 2025 nel loro insieme, si stima che abbiano avuto un effetto su circa il 70% delle famiglie residenti. In media il reddito disponibile aumenta di circa 243 euro annui. Più della metà delle famiglie registra un miglioramento del reddito, con un incremento medio di circa 393 euro all’anno, mentre circa il 18% delle famiglie subisce una perdita media di circa 184 euro. I benefici maggiori si osservano tra le famiglie con redditi più bassi.
Nel complesso, tutte le modifiche introdotte nel sistema di tasse e trasferimenti nel 2025 producono un leggero miglioramento nella distribuzione del reddito. L’indice di Gini passa dal 31,41% al 31,17%, segnalando una riduzione delle disuguaglianze, anche se l’effetto complessivo rimane piuttosto limitato. Il contributo più significativo alla riduzione della disuguaglianza deriva dalle modifiche alle misure contro la povertà, che aumentano il reddito delle famiglie più svantaggiate.