News21 Giugno 2024 13:00

Iia, Urso risponde a interpellanza Schlein: con Piano 2023-26 autosufficienza in vista di passaggio a privato

Piano 2023-2026, che prevede l’autosufficienza entro il secondo semestre 2026, per consentire il necessario risanamento dell’azienda in vista del passaggio, assolutamente necessario, all’acquirente privato, e soprattutto accelerare la transizione alla produzione di veicoli elettrici puntando a una quota nazionale di mercato del 30-35%.

“Ho inteso rispondere personalmente a questa interpellanza dell’intero gruppo del Partito democratico che reca come prima firma la presidente Elly Schlein anche e soprattutto per rispetto verso i lavoratori di Industria italiana autobus e consapevole della storia gloriosa da cui nasce l’industria, aziende che allora hanno segnato la storia del made in Italy. La vicenda riguardante Iia è emblematica di un uso distorto della cosa pubblica che ha compromesso lo sviluppo dell’industria dei veicoli nel nostro paese, in questo caso dei bus”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso rispondendo alla Camera a un’interpellanza urgente in merito alla cessione di quote di Industria italiana autobus.

“Cosa abbiamo trovato quando ci siamo insediati? Un disastro”, afferma Urso. “Cosa abbiamo fatto? Abbiamo risanato l’azienda. Cosa vogliamo fare? Ora possiamo finalmente accompagnarla nella crescita di mercato. La vicenda ha ormai circa 10 anni e trae origine dalla dismissione della società Irisbus, allora facente parte di Iveco, che preferì delocalizzare la produzione di autobus da Flumeri (AV) all’estero, nella Repubblica ceca. E quanti altri episodi simili si sono verificati in quei 10 anni! E da Breda Menarini, storica azienda di Bologna, che era allora in una fase di crisi e in cui era presente una percentuale di minoranza del gruppo Finmeccanica, oggi gruppo Leonardo”.

“Nel 2019”, aggiunge il ministro, “il governo Conte decise di far scendere in campo Invitalia, con una partecipazione societaria del 42,76%, affiancandosi a Leonardo in Breda Menarini bus e alla società turca Karsan, la quale prima da fornitore di componenti e poi da socio di controllo di Industria italiana autobus, aveva utilizzato gli stabilimenti italiani come mero assemblaggio della sua produzione in Turchia. È da quel momento, dal 2019, che possiamo considerare pubblica la gestione della società. Dopo poco, e nonostante un cofinanziamento del ministero dello Sviluppo economico (governato allora prima da Di Maio e poi da Patuanelli) nella forma dei contratti di sviluppo, si è aperta una profonda crisi a causa di scelte manageriali a dir poco discutibili e di un insufficiente supporto finanziario da parte dei soci, in un settore particolarmente capital intensive e con un margine di profitto ridotto come quello della produzione di autobus per il trasporto pubblico locale. Questo ha messo, sì, a grave rischio anche le commesse pubbliche di importanti comuni italiani, con il rischio, sì, di compromettere il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr, con le cui risorse quelle commesse erano state finanziate”.

“E’ in questo momento”, spiega il ministro, “che noi giungiamo al governo, quando il disastro è ormai realizzato e le commesse a quel punto compromesse. Cosa abbiamo trovato a fine 2022? Abbiamo trovato una produzione annuale crollata ad appena 111 autobus, perdite per 48 milioni di euro e debiti complessivi già accumulati per 172 milioni. Sicuramente lo comprendiamo, vi è stata una crisi di mezzi finanziari causata dalla difficoltà di accesso al sistema finanziario. Ma ciò ha innescato una spirale negativa che ha comportato un’ulteriore crescita dell’indebitamento determinando la completa interruzione delle forniture e non accettazione di ulteriori ordini da parte dei fornitori. La paralisi. Era una situazione compromessa, frutto di scelte precedenti al nostro mandato e di strategie aziendali assolutamente errate. Di fatto le due aziende, una volta gioielli dei bus italiani erano diventati con la compagine pubblica dei carrozzoni di Stati in cui piazzare i manager trombati”.

“Cosa abbiamo fatto?”, informa Urso. “Abbiamo avviato la ripresa produttiva. Nel primo trimestre 2023 abbiamo elaborato un ambizioso piano industriale, con l’obiettivo di accelerare il percorso di transizione verde pur mantenendo inalterati i livelli occupazionali esistenti. Inoltre, per la prima volta, questo governo già nel primo semestre 2023 ha subordinato l’erogazione del sostegno finanziario al raggiungimento di obiettivi intermedi, funzionali alla realizzazione del nuovo piano industriale fissati dal ministero in ordine alla produttività, allo stato di avanzamento degli investimenti e all’efficientamento gestionale, con particolare riguardo al contenimento dei costi. Abbiamo messo dei vincoli precisi, degli obiettivi scanditi, significativi, concordati, anche ascoltando i sindacati, affinché emergessero le capacità gestionali. Il mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi, nonostante l’ulteriore immissione di risorse, ha portato alla sostituzione del management, in piena condivisione con le parti sociali, che ci evidenziavano costantemente gli errori manageriali della precedente gestione determinata dai precedenti governi a fine giugno 2023, dopo che avevamo conclamato che i piani e gli obiettivi intermedi non erano stati raggiunti. A seguito dell’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione è stato predisposto il Piano 2023-2026, che prevede l’autosufficienza entro il secondo semestre 2026, per consentire il necessario risanamento dell’azienda in vista del passaggio, assolutamente necessario, all’acquirente privato, e soprattutto accelerare la transizione alla produzione di veicoli elettrici puntando a una quota nazionale di mercato del 30-35%. Il Piano prevede, in una prospettiva non meramente emergenziale, importanti investimenti in nuovi prodotti e una serie di misure di ottimizzazione organizzativa e operativa che consentiranno il graduale aumento del tasso di produttività nonché un miglioramento sostanziale dei parametri del capitale circolante, della marginalità e del livello del servizio post vendita. Tale piano ha già permesso la riattivazione della produzione, l’efficientamento della struttura produttiva e la rinegoziazione, con esiti postivi, dei termini di consegna con le stazioni appaltanti. Si registra un incremento dei ritmi di smaltimento degli ordinativi, anche per i primi 4 autobus Bev 12M. Al 31 dicembre 2023, dopo il cambio del management, l’azienda ha prodotto 183 autobus, due in più rispetto all’obiettivo previsto dal piano industriale per il 2023 e il 59% rispetto al 2022. La maggiore produzione di bus si è riflessa sulla crescita del fatturato, pari a circa 55 milioni di euro, fatturato superiore del 42% rispetto al 2022. Il portafoglio autobus è stato ridotto da 700 a circa 500 autobus. Sono stati così acquisiti 300 nuovi ordini. L’attuale portafoglio ordini, anche in ragione di alcui nuovi ordini di autobus elettrici che Iia si è aggiudicata recentemente, assicura la saturazione delle capacità produttive fino al primo semestre 2025”.

“Abbiamo messo l’azienda sulla strada giusta”, evidenzia il ministro. “Nel corso del 2024 il piano la produzione più che raddoppiata rispetto al 2023, rispetto a un anno in cui finalmente era giunta a livelli significativi. A tal fine presso lo stabilimento di Flumeri sono inoltre previsti lo sviluppo della gamma di veicoli elettrici con modelli a pantografo diretto e inverso, e modelli di dieci metri, e la progettazione di prototipi 8 e 9 metri elettrici. Tra le azioni previste rientra anche il potenziamento delle attività after sales e delle funzioni di ingegneria, ricerca e sviluppo presso lo stabilimento di Bologna. Per garantire la continuità produttiva di Iia, il rispetto del piano di produzione e la consegna degli autobus alle stazioni appaltanti, nel corso del 2023 la parte pubblica ha immesso risorse per 83 milioni di euro, per ripianare le perdite accumulate e soddisfare il fabbisogno finanziario necessario ad assicurare la produzione. È stata registrata inoltre una assoluta indisponibilità a soddisfare le esigenze di sostegno finanziario di Iia da parte del socio turco Karsan, che ha visto gradualmente azzerarsi la propria partecipazione. Anche nel primo semestre 2024 la parte pubblica è intervenuta per ben due volte, immettendo nuova liquidità per circa 32 milioni di euro al fine di garantire i target produttivi del secondo semestre 2024”.

Quanto all’ingresso di Invitalia nel capitale sociale nel 2019, il ministro ricorda che questa partecipazione in base alla legge “non poteva essere detenuta per un arco temporale superiore a cinque anni. Conseguentemente Invitalia è stata tenuta a dismettere tale partecipazione. A ciò si aggiunge che Leonardo già alla fine del 2023 aveva deliberato di dismettere la propria partecipazione. Per questo i due soci hanno avviato un processo di individuazione di un partner industriale al quale affidare la guida di Iia seguendo le linee guida del ministero. Si tratta dunque di un atto dovuto e necessario. All’esito del citato processo sono state presentate 23 manifestazioni d’interesse delle quali solo una si è concretizzata in vera e propria offerta vincolante. Su questa base il 10 maggio scorso il Cda di Invitalia ha approvato la proposta di accordo di cessione della partecipazione detenuta nel capitale a Seri. Il 22 maggio con le due regioni coinvolte abbiamo convocato il tavolo condiviso con tutte le parti sociali per garantire in ogni modo la solidità dell’offerta e avviato un confronto di valutazione di ulteriori proposte integrative a quelle di Seri, seppure in un arco temporale molto ristretto. A valle di tali riunioni si sono tenuti diversi tavoli tecnici, assieme alla Regione Campania ed Emilia Romagna”.

 

Per seguire tutto l’intervento del ministro Urso: