In Parlamento12 Giugno 2024 10:32

Piracy Shield, interrogazione Maccanti, Lega: su iniziative a tutela contenuti audiovisivi

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02940

presentato da

MACCANTI Elena

testo di

Lunedì 10 giugno 2024, seduta n. 303

  MACCANTIDARAFURGIUELEMARCHETTI e PRETTO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

il Parlamento ha approvato la legge 14 luglio 2023 n. 93, «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d’autore mediante le reti di comunicazione elettronica», dotando il nostro Paese di un sistema di tutela dai reati di pirateria audiovisiva tra, i più efficienti ed efficaci in Europa e prevedendo l’istituzione della piattaforma automatizzata «Piracy Shield» (in servizio dal 1° febbraio 2024) che consente una gestione automatizzata delle segnalazioni successive all’ordine cautelare emanato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai sensi dell’articolo 9-bis, comma 4-bis, del Regolamento;

come riportato dalla stampa nazionale, vi sarebbero soggetti operanti in Italia che, dall’entrata in vigore dell’entrata in vigore della legge, perpetuano comportamenti omissivi: Google, il motore di ricerca più largamente utilizzato in Italia e nel mondo, ha ritenuto infatti di non iscriversi alla piattaforma automatizzata, rischiando di rendere vane le previsioni introdotte dalla legge n. 93 del 2023. Nonostante la legge preveda espressamente all’articolo 2, comma 5, tali obblighi in capo ai motori di ricerca, Google continua a non disabilitare, tramite il proprio servizio di «open Dns», la risoluzione dei siti pirata segnalati attraverso la piattaforma «Piracy Shield» non dando così seguito all’ordine dell’AgCom di disabilitare l’accesso ai contenuti diffusi abusivamente; inoltre, la società non esegue il cosiddetto delisting dal proprio motore di ricerca dei siti pirata bloccati appunto dalla piattaforma AgCom;

la recente sentenza del Consiglio di Stato (sentenza n. 4277 del 13 maggio 2024) ha riconosciuto Google responsabile (in quanto hosting attivo e non passivo) del contenuto delle inserzioni pubblicate sul proprio motore di ricerca, di fatto riconoscendo che, quando la stessa svolge attività promozionale a pagamento di siti di terze parti, non può essere qualificato come hosting provider passivo, in quanto si concretizza un «controllo» delle informazioni pubblicate e consente ai suoi clienti di «ottimizzare la loro vendita online». In tal senso, quindi, Google si qualifica come hosting provider attivo con obblighi di controllare e verificare cosa viene sponsorizzato;

all’interno del motore di ricerca sono presenti annunci sponsorizzati che spiegano come bypassare il geoblocking e guardare gratuitamente in altri Paesi dei contenuti che in Italia sono a pagamento –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto sopra esposto e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere affinché tutti i soggetti operanti in Italia rispettino le previsioni della legge n. 93 del 2023 a tutela dei contenuti audiovisivi, ma più in generale dell’industria creativa in Italia, nonché per rendere effettivi gli obblighi di controllo sui medesimi in maniera tale da impedire che si giunga addirittura a pubblicizzare la commissione di un reato come la violazione del diritto d’autore.
(4-02940)