News14 Maggio 2024 15:46

Semplificazione controlli, Fipe: più coordinamento enti, attenzione a costi report certificativo

“Non possiamo che esprimere apprezzamento per la ratio del provvedimento, soprattutto nelle parti che riguardano l’obiettivo di rendere più efficienti ed efficaci i provvedimenti, e di coordinare le attività. Questo è un aspetto che per noi che ci occupiamo di ristorazione, con 120mila associati, è dirimente. Noi riteniamo non solo doverose, ma anche opportune le attività di ispezione e controllo, anche in una chiave di corretta concorrenza tra le imprese”. Lo ha detto Roberto Calugi, in rappresentanza di Fipe, durante l’audizione dinanzi alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria, Commercio del Senato, nell’ambito dell’esame dello Schema di decreto legislativo recante semplificazione dei controlli sulle attività economiche.

“Certo è che se andiamo all’analisi dei dati sui controlli, qualche perplessità sembra emergere”, aggiunge Calugi. “Ricordo solo un dato: sui pubblici esercizi vengono svolte più di 170mila attività, tra accertamenti, ispezioni, controlli ogni anno. Con un impegno di risorse e funzionari pubblici molto importante. Se poi però andiamo a vedere il numero di imprese che vengono trovate non adempienti, solo 3 imprese su 10 hanno una qualche forma di irregolarità. Di qui nasce una nostra riflessione sulla necessità di essere maggiormente focalizzati, passando dal concetto di esclusiva repressione a uno di maggiore prevenzione e premiando di più le imprese che sono più adempienti”.

“In un’ottica di prevenzione, di efficientamento dei controlli, di andare là dove ci sono i problemi, sono assolutamente apprezzabili le previsioni del decreto, con l’articolo 2, comma 1. Ottimo poi l’utilizzo di un fascicolo informativo d’impresa. Bene l’obbligo per le amministrazioni di pubblicare sui propri siti l’elenco degli obblighi degli adempimenti, le Faq, la formazione del personale. Insomma tutto quello che può portare nella direzione che dicevo prima”, aggiunge il rappresentante di Fipe.

“Rispetto invece ad altri punti, abbiamo qualche perplessità su cui auspichiamo” un intervento, sottolinea Calugi. “Uno, riteniamo che rispetto alle imprese di più piccole dimensioni, soprattutto le microimprese, debba essere prevista una qualche forma di maggiore attenzione, non voglio dire esonero. Però una qualche forma di agevolazione, perché l’incidenza dei costi amministrativi per queste imprese è certamente maggiore”.

“Esprimiamo una qualche forma di perplessità anche sull’ampiezza delle attività oggetto di semplificazione e il mancato riferimento alle discipline di settore”, evidenzia il rappresentante di Fipe. “In un ristorante, oggi, possono entrare almeno dieci diversi enti, che spesso non si parlano tra di loro. Se non definiamo bene quali sono gli steccati di competenza qualche problema di mancato coordinamento lo vediamo”.

Sul report certificativo di basso rischio, prosegue Calugi, “attenzione a non aggravare i costi a carico delle imprese, soprattutto le piccole. E soprattutto a non duplicare i controlli. Rischiamo che quel bar di provincia si ritrova sia la certificazione sia a dover subire altre forme di visite”. Anche sui parametri che sono stati indicati come necessari per avere la certificazione volontaria, “attenzione perché c’è un livello di indeterminatezza rispetto ad alcuni criteri (Esg e altri)”.

“Non ci sembra rispondere a principi di proporzionalità, se vogliamo premiare il merito, il lasso temporale dei sei mesi. Meglio dire che se sei conforme, poniamo per due anni, quella conformità ti premia rispetto al comportamento. Su un ultimo punto, l’istituto della diffida, sarebbe probabilmente opportuno dare alle pubbliche amministrazioni la possibilità di concedere un adeguamento spontaneo forse più lungo dei 15 giorni”, conclude Calugi.